Tancredi Ricciardi

Un affetto spontaneo


Ciao sono Tancredi, e quest’anno è stata la mia prima volta come volontario in Perù. Ci tengo a specificare che sia stata la mia prima volta perché, come in qualsiasi esperienza, ma in particolare questa, la prima volta è quella che non si scorda mai e quella piena di più emozioni; questo succede in quanto, almeno per me, si va senza aspettative e tutto ciò che accade lì è qualcosa di nuovo, che va vissuto a pieno in ogni suo dettaglio e che, sfortunatamente, ho vissuto raramente nella mia routine a Milano. A dire il vero un’aspettativa, anche se da confermare con il tempo, l’avevo: il fatto che questo mese sarebbe stato speciale. E il tempo l’ha confermata, anche grazie alle persone con cui ho condiviso questo periodo, a partire dagli altri volontari, a cui arrivo a parlare dopo, fino alle educatrici che svolgono un lavoro incredibile con i bambini della casa.

Questo periodo della mia vita mi ha fatto scoprire e RIscoprire delle cose su di me di cui avevo perso traccia grazie alle condivisioni di gruppo tra i volontari, che hanno permesso a tutti di potersi aprire e di poter creare un legame molto saldo con gli altri, sentendosi come in famiglia. Queste connessioni forti hanno garantito che il singolo, in questo caso io, non solo si sentisse parte di un gruppo con cui ci si potesse confidare sempre, ma che lavorasse e svolgesse al meglio il proprio compito con i bambini per garantirgli momenti di felicità che attendevano da tempo.

Le condivisioni hanno certamente favorito il mio avvicinarmi agli altri, però la vera motivazione per cui sono riuscito a creare dei rapporti profondi sono i momenti di convivialità, a partire dalle partite a carte alla sera tardi, fino alle uscite a cena nel weekend, che hanno portato tante risate e spensieratezza tra tutti noi. Oltre a questo, anche le persone con cui ho condiviso questa avventura mi hanno permesso di esprimermi nel migliore dei modi sia con loro ma anche con i bambini, e per questo mi sento di ringraziarli immensamente.

Un rapporto si è creato anche con i bambini, che in modo spontaneo e inaspettato, mi regalavano affetto e gioia, nonostante dovessimo essere noi volontari a farlo. Un esempio della presenza di questo legame che sento tantissimo di avere con i bambini è il fatto che, durante i pasti, molti mi chiamavano affinché gli facessi compagnia e gli stessi vicino, come se la mia presenza fosse importante. Sono stato e sono ancora grato che questo fatto sia accaduto, perché dà un valore profondo alla mia esperienza in quanto dà la conferma che sono riuscito a regalare ai bambini delle memorie che sia loro sia io porteremo nei cuori e nella mente per molto tempo, memorie composte da un insieme di emozioni forti.

Questa avventura, essendo la mia prima di questo tipo, mi è veramente piaciuta in ogni suo minimo aspetto perché mi ha lasciato qualcosa che solamente vivendolo si può capire, perché non ci sarebbero abbastanza parole per definire cosa è questo campo affrontato la prima volta. Ma forse io ho le parole per descrivere cosa e come è stata questa esperienza unica, parole che saranno il titolo di questa testimonianza.

In conclusione mi sento di dire che non so cosa mi riserverà il futuro però la mia intenzione è quella di ritornare al campo in Perù e dai bambini, perché mi sento tanto legato a loro, nonostante la distanza, e credo che un mio ritorno, a prescindere dal quando, farà piacere sia a me che ai niños.

P.S. faccio i ringraziamenti per aver reso speciale questo mese e per essermi stato vicino in ogni occasione agli altri volontari: Simo, Titti, Marti e Ale, Fra, Jack, Napo, Napa, Mati, Eli, Gre, Iaco, campione (Davide), Ari, Sa, Susi, Cla, Franci, Luca, Nena e Nina.

Tank

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