Elena Sottile

Anime che si toccano

La domanda che mi viene posta più spesso è perché utilizzo la mia estate per fare i campi invece che farmi le vacanze al mare. Inizialmente mi infastidivo, sorpresa che “gli altri" non capissero le ragioni della mia scelta, con il tempo ho capito che la loro domanda, seppur a primo impatto superficiale, era più che legittima. Cosa è un campo? Che significato ha? Perché dovrebbe essere importate? Queste sono in realtà le domande che si celano dietro quella semplice curiosità, e la verità è che, come tutto quello che non si vive sulla propria pelle, non è possibile comprenderlo a pieno. Ma quel tempo, quella settimana, quel mese, sono i momenti che attendo con più emozione. Per me campo equivale a rinascita. Ogni viaggio, ogni esperienza è come una primavera, una primavera sempre diversa, che sveglia gli animali, fa crescere i fiori, schiarisce il cielo. Il momento del campo è sempre un momento di grande umanità. In un mondo che è ormai grigio, abituato a correre, a guadagnare, dove il rapporto tra individui tende a sgretolarsi poco alla volta, il campo è come uno spiraglio di luce, un respiro profondo che costringe a rallentare.

Un’esperienza di questo tipo ti obbliga a fermarti, a tornare al tuo stato primordiale di essere umano, che possiede un corpo ma anche uno spirito. Ed è per questo che mesi fa ho deciso di andare in Perù, per ricordarmi che possiedo uno spirito, che la vita è molto più di quello che viviamo nella quotidianità. Non so esattamente come questo meccanismo sia possibile, ma paradossalmente nella difficoltà, possedendo meno, si riesce a rimanere saldi alla propria natura di esseri umani. Si riesce a pesare le cose, i problemi, a dare importanza alle cose vere e quando ti trovi lì, immerso in quel mondo, ti senti quasi disorientato, piccolo, sciocco. Ti rendi conto che hai sempre dato peso alle cose superficiali, dimenticandoti l’essenziale, e forse a volte bisogna svegliarsi, riposizionare l'ago della bussola.

A leggerlo così può apparire come un discorso abbastanza egoistico, come se il motivo della mia partenza fosse unicamente di ricevere qualcosa. Ovviamente non è così, ma è vero che qualcosa si riceve e anche tanto. Spesso l’errore più grande che si fa partendo è di pensarsi come i salvatori che portano soluzioni nel luogo dove vanno, e anche io quando ho partecipato al mio primo campo ho rischiato di cadere in questa visione che non potrebbe essere più errata. Quello che si dona non è e non sarà mai uguale a quello che si riceve. Io ho portato compagnia e allegria ai bambini della Casa di Tuty, ma in cambio ho ricevuto tanti insegnamenti e la maggior parte proprio da quei piccoli angeli. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa: F. con i suoi abbracci mi ha insegnato cos'è l’amore, N. con le sue parole mi ha insegnato cosa è la speranza, R. con la sua maturità e consapevolezza mi ha insegnato la forza, E. con i suoi sorrisi mi ha insegnato la resilienza, B. attraverso i suoi gesti di affetto mi ha insegnato cosa è la fiducia e non potrei essere più grata.

In questo terreno di incontro, libero da qualsiasi tipo di maschera, si ha la possibilità di incontrare, di toccare il cuore dell’altro e non c’è legame più profondo di quello che si instaura tra due anime pure e questo è quello che è accaduto in questo intenso mese.




 

Vivir un dia a la vez

Altre grandi lezioni me le hanno date in dono altre persone, ognuno con un ruolo diverso. Ho appreso tanto dai volontari, dalle educatrici, ma l’insegnamento che porterò sempre stretto è quello che mi ha lasciato Mary. Mary è la direttrice del Caef e in questo mese ho avuto la possibilità di conoscerla e scoprire il grande lavoro che fa. E’ una donna forte, piena di risorse, ma soprattutto disponibile. Un giorno, vedendomi giù, si è rivolta a me con il suo solito sorriso dicendomi: “hermosa tranquila, todo se puede hacer, un dia a la vez.” Quella frase è risuonata nella mia testa come un grido: “un dia a la vez”, un giorno alla volta. Sembra scontato, ma non mi ero mai veramente fermata a riflettere sul mio modo di vedere le cose e il mondo. Non avevo mai pensato di affrontare i problemi uno alla volta e ancor di più a “non fasciarmi la testa prima di romperla” come si dice. Per me è stato un punto di vista rivoluzionario, considerando anche la voce da cui proveniva, immersa ogni giorno in un mare di problematiche diverse e spesso anche molto più complesse delle mie.




 

Te quiero mucho

Ho amato ogni bambino della Casa di Tuty, ma con uno ho stretto un rapporto speciale. Noi eravamo tanti volontari e loro erano tanti bambini, non tutti facevano amicizia con gli altri subito. Alcuni legami sono nati in maniera particolare, col passare del tempo, in maniera quasi casuale e così è successo per me e il piccolo E. Un pomeriggio abbiamo proposto un’attività nuova nel laboratorio di creatività: realizzare dei ritratti a coppie. I bambini erano dispari quindi ci siamo inseriti anche noi e io sono capitata proprio con E. Ci siamo guardati in silenzio, lui rideva e mentre disegnava alzava velocemente lo sguardo per notare ogni dettaglio. Alla fine, con un grande sorriso, mi ha regalato il ritratto facendomi notare ogni particolare: aveva realizzato la collana rosa che avevo al collo, replicato il colore delle calze e delle scarpe. Era fiero. All’ora di cena siamo capitati nello stesso tavolo e lui, con lo stesso sorriso del pomeriggio, ha raccontato agli altri come si era impegnato per ritrarmi al meglio e ogni tanto si girava e mi diceva: “ti ricordi che ti ho disegnato? Ho fatto tutto, anche la collana.” Non so cosa abbia scatenato in me, ma è stato subito amore.

I giorni successivi, la mattina quando ci ritrovavamo all’ingresso per accompagnarli a scuola, E. era sempre lì che mi aspettava con il sorriso più grande che potesse fare, correva verso di me e mi abbracciava dicendo: “alzami, fammi volare.” Volare era la nostra cosa preferita, era il nostro momento, in cui sia io che lui con la mente potevamo toccare le nuvole. Un giorno parlando con un’educatrice ha detto: “profe, profe, Elena me quiere mucho porque me abrasa siempre”, ovvero “prof, prof, Elena mi vuole tanto bene perché mi abbraccia sempre”, e aveva ragione. Di solito ci si sente al sicuro con qualcuno di più forte, più grande, io invece no, io mi sentivo al sicuro quando stavo con E. Grazie a lui ho capito quanto siano speciali i bambini, quanta forza e amore siano capaci di infondere e quanto si dovrebbe imparare da loro.

Elena

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