Chiara Mostacci

Mi chiamo Chiara, vengo da Roma e sto per affrontare la maturità classica. Quest’estate partirò per il campo di volontariato in Perù. Non sarà la mia prima esperienza di volontariato estivo, ma sicuramente sarà quella più lunga e quella più lontana. Sono appena tornata dal weekend di formazione in Sardegna a Villasimius, organizzato per conoscere tutti i volontari con cui affronterò il viaggio.

La primissima impressione è stata quella di un gruppo molto eterogeneo; abbiamo età diverse (dai 18 ai 40 anni) e proveniamo da diverse regioni d’Italia. Tuttavia, se all’inizio, non conoscendo quasi nessuno, mi sono fatta prendere dalla timidezza, dopo i primi giri di presentazione e dopo il primo pranzo insieme ho percepito immediatamente un’atmosfera di apertura e accoglienza reciproche.

Nelle giornate erano organizzate varie attività finalizzate sia a conoscerci tra noi che a comprendere meglio l’esperienza che vivremo e le dinamiche del servizio e della solidarietà.

Per cominciare, ognuno di noi ha compilato un proprio identikit come se fosse un “ricercato”: si trattava di mettere in luce il proprio valore e le proprie caratteristiche riconoscendoli e condividendoli con sincerità. Una volta raccolti tutti i profili si è costituita la “banda”.

Tutte le attività che sono seguite, e che sono state molto diverse tra loro, hanno richiesto tanta creatività ma anche riflessione, perché servivano ad approfondire tematiche centrali per l’avventura in Perù. Lavoreremo infatti con bambini provenienti da situazioni familiari difficili, ospitati in una casa famiglia. La storia di questa iniziativa ci è stata raccontata sia attraverso le testimonianze di volontari che hanno già vissuto l’esperienza negli anni scorsi, sia attraverso le storie di alcuni dei bambini accolti. Tutto nasce dal profondo legame tra la Compagnia di Gesù e l’associazione del Caef (Centro de Atención y Educación a la Familia) che si prende cura dei minori, dati in affidamento dal Tribunale. È stata questa l’occasione per cominciare a immergerci in una realtà lontana, per conoscere qualcosa in più della cultura del Perù e per condividere le nostre reazioni ed emozioni di fronte a quello che scoprivamo un po’ alla volta.

Tra le varie attività di questi giorni di formazione, ne vorrei ricordare una in particolare che mi ha colpito e che mi ha fatto capire chiaramente la coesione di cui avremo bisogno per lavorare insieme. A terra era stata disposta una scacchiera: ciascun gruppo doveva indovinare un percorso – noto solo agli arbitri del gioco – lungo il quale muoversi spostandosi in qualsiasi direzione. A turno ogni membro del gruppo doveva scegliere un quadrato da cui partire e individuarne un altro su cui proseguire. Se il quadrato individuato era quello giusto, poteva procedere con un altro tentativo; altrimenti doveva cedere il posto a un altro membro del gruppo che ricominciava il percorso da capo e tentava di indovinare a partire dal punto sbagliato. Solo insieme, quindi, il percorso giusto prendeva forma!

Sono grata agli organizzatori che ci hanno regalato questo tempo di riflessione e svago nella splendida cornice del mare della Sardegna. Non vedo l’ora di partire!

Accedi per lasciare un commento