Día 8 - Ritorno ai banchi del CAEF

Ciao, sono Giacomo, un ragazzo romano di 24 anni alla sua seconda esperienza qui nel campo in Perù.


I ritmi di questa casa hanno ricominciato a scorrere nelle mie vene, anche se, purtroppo, qualche strascico di ritardo è ancora presente.


La mattina continua a essere il mio tallone d’Achille. Simon, il mio compagno di stanza, è stato molto previdente: ogni mattina lascia il suo telefono, con varie sveglie a ripetizione, proprio accanto al mio cuscino. E fidatevi, è davvero necessario… il mio sonno ormai si è abituato alle sinfonie di galli prematuri e ai vari "trattori" presenti in stanza.


Oggi iniziamo ufficialmente le attività con le ragazze e i ragazzi, che quest’anno sono stati divisi in tre gruppi: i più piccoli, i mediani e i più grandi. Con ciascuno di loro, a rotazione, affronteremo il percorso di formazione.


Il gruppo di formazione mi ha affascinato fin dall’inizio per la possibilità di entrare davvero in contatto emotivo con loro.


Le prime ore con i vari gruppi si rivelano distruttive: nessuno di noi si aspettava una tale esplosività fisica. Allo stesso tempo, però, emerge una grande profondità. Indipendentemente dall’età, siamo riusciti a vedere in tutti la volontà di esplorarsi e mettersi in gioco, una delle emozioni che percepisco di più ogni giorno qui dentro.


Uno dei momenti più belli di ogni campo è la convivialità del mangiare insieme le delizie che la cuoca L. ci prepara quotidianamente. L'ambiente vibrante del comedor mi affascina ogni volta che ci passo del tempo: le urla dei bambini, le sedie che strisciano a terra, le forchette che sbattono sui piatti ormai vuoti (nel dubbio, mi sono divorato due piatti di riso, pollo e papa a la huancaína).


Nel pomeriggio, proseguendo con le attività sulle emozioni e facendo un lavoro sulla creatività, una delle ragazze, R., ha avuto un momento di crollo. Sono andato a fare una passeggiata con lei per farla rilassare e ha voluto raccontarmi un po’ della storia che l’ha portata tra queste mura.


La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta e che tutt’ora mi ispira è la sua forza, una forza che lei non riesce ancora a vedere pienamente. La sua voglia di andare avanti e di lottare contro il proprio passato per potersi costruire un futuro più tranquillo; è ammirevole e coraggiosa.


Sono consapevole che la mia presenza qui non cambierà la loro vita, ma vedere quanto sono cambiati alcuni ragazzi dall’anno scorso a oggi mi ha regalato un’immagine chiarissima di come sarà lei tra un anno o due: cresciuta, più forte e capace di affrontare i problemi che le si presenteranno davanti. Mi rendo conto sempre di più di quanto questa casa stravolga in meglio la vita di chiunque vi entri, che si tratti di bambini o di volontari, offrendo a tutti la possibilità di un futuro.


A presto, e grazie! :D

Giacomo


Accedi per lasciare un commento