Ciao, sono di nuovo io, Giacomo, il ragazzo di 24 anni da Roma.
Questa mattina non è iniziata nella solita camerata maschile del CAEF, insieme a Stefano, Andrea, Simon e Francesco, ma purtroppo sui sedili di un autobus, quello che ci sta riportando a Lima.
Le nuvole grigie fuori dal finestrino ci hanno catapultati di colpo nella realtà, togliendoci d'un tratto la possibilità di sentire e vedere le cose più semplici, che ormai erano diventate casa:
* L. che canticchia la mattina mentre pulisce il patio;
* La solita corsa agli abbracci di B., R. e D.;
* Il calore di trovare Lily in cucina intenta a preparare la colazione;
* Il saluto corale e caotico mentre tutti mangiano insieme nel comedor.
Questo ritorno alla realtà è stato troppo rapido e violento, proprio come il tempo che vola via tra una sveglia silenziata e l'altra.
Ieri il momento dei saluti è volato via in un battito di ciglia, senza la possibilità neanche di un abbraccio (un giorno forse apprezzerò questa rapidità, non solo per me ma anche per loro).
Un battito che, per tutta la giornata di oggi, ho cercato continuamente di riavvolgere nella mia mente per rivedere ogni millisecondo: volevo riassaporare i loro sguardi, i loro sorrisi, le loro facce tristi o perplesse.
La despedida si è trasformata in una sensazione di vuoto e di futilità verso quello che mi circonda.
È una sensazione che ho già provato l'anno scorso: quel momento in cui, tornato alla routine quotidiana, ogni cosa sembra perdere momentaneamente la sua lucentezza.
Passeggiando a Lima tra una tienda (negozio) e l'altra, continuavo a ripensare a tutto ciò che è successo.
Mi rimbombava in testa una frase di Matilda, un'altra volontaria: "In queste settimane, il tempo per dirgli tutto quello che volevamo lo abbiamo avuto".
Anche adesso, mentre scrivo, questa frase mi aiuta a trovare una chiave di lettura e a dare un senso a tutto ciò che abbiamo vissuto.
Ripenso a quando, quasi un mese fa, sono arrivato in questo stesso hotel a Lima senza conoscere praticamente nessuno.
Ora, invece, riconosco e porto dentro i volti di ogni singola persona di questo gruppo (Non senza scambi di nomi iniziali….)
Grazie al supporto reciproco siamo riusciti a costruire qualcosa di unico e a vivere un'esperienza indissolubile.
Il mio secondo campo di volontariato non finisce qui.
Continuerò a stare vicino a loro anche dall'Italia, attraverso i piccoli gesti che ciascuno di noi potrà fare.
Gli ultimi abbracci fisici del 2026 sono finiti, da oggi inizia l'epoca degli abbracci a distanza, con il sogno e la certezza di tornare presto a stringerci di persona
Giacomo






Día 26 - Un risveglio troppo rapido