Dia 23 - La gioia di sentirsi amati

Rieccomi a raccontarvi una delle nostre giornate attraverso i miei occhi.


Stamattina, come tutte le mattine, ho aperto gli occhi intorno alle 5:15 accompagnata dai classici rumori bianchi della Casa de Tuty: K. che canta a squarciagola sotto la doccia, JP che grida perché non trova le scarpe, l’educatrice del turno notte che urla i nomi dei bambini, rigorosamente seguiti da un “¡avanza!” o da un “¡apúrate!”, perché vuole essere sicura che tutti siano pronti per uscire e andare a scuola alle 6:50.


Di solito, a questo punto, cerco sempre di riaddormentarmi facendo finta che quei rumori non esistano. Oggi, però, ho deciso di sfruttare l’occasione e sgattaiolare fuori dal letto per aggiudicarmi una doccia calda prima che si svegliassero tutti gli altri volontari. Le loro camere sono un po’ più distanti da quelle dei bambini e, non avendo ancora installato la nostra efficientissima “sveglia rumori bianchi Casa de Tuty”, a quell’ora dormivano ancora beati.


La mia giornata prosegue accompagnando le due piccole di casa al jardín, la scuola dell’infanzia. Ultimamente G. e A. cercano sempre un pretesto per non andare a scuola: hanno ormai capito che a casa ci sono los italianos e piazzano sempre qualche capriccio implorante, corredato dalle loro faccine angeliche, nella speranza di convincerci a tenerle con noi.

Stamattina G., in particolare, non ne voleva proprio sapere, ma, dopo qualche tentativo di persuasione degno di una trattativa diplomatica internazionale in cui sono state chiamate in causa diverse principesse Disney, Mati, Marti ed io siamo comunque riuscite a portarla a scuola insieme ad A.


Dopo, Ste, Mati ed io abbiamo avuto l’opportunità di accompagnare Vanessa, la psicologa del CAEF, a un incontro de la Escuela de Padres, un progetto che ha l’obiettivo di sostenere gli abitanti della Campiña de Moche, l’area in cui opera il CAEF, nel difficile compito di essere genitori.

Ecco un altro aspetto che mi piace del CAEF: oltre alla Casa de Tuty, porta avanti diversi progetti esterni a servizio della comunità circostante.

Oggi Vanessa aveva come obiettivo spiegare ai genitori la regolazione emotiva dei bambini da 0 a 3 anni.

Facile, no?

Ora aggiungiamo qualche piccolo livello di difficoltà: il gruppo era composto da mamme, alcune analfabete, probabilmente affamate, con i propri bebè in braccio, anche loro probabilmente affamati.

Facilissimo.

Eppure Vanessa ha un modo di spiegare talmente diretto e chiaro che è impossibile non capire quello che vuole trasmettere, nemmeno se non sai leggere i suoi cartelloni e nemmeno se sei distratto dai morsi della fame. Anche perché, ogni volta che ti vede partecipare, ti regala un pacchetto di biscotti: pedagogia, ascolto e merenda, tutto nello stesso intervento.


È stato molto bello per me ascoltare Vanessa e osservare questi genitori, il rispetto con cui la guardavano e la loro partecipazione. Ho avuto modo anche di intrattenere qualcuno dei bimbi perché i genitori potessero ascoltare meglio, anche se devo dire che il grosso del lavoro l’hanno fatto Ste e Mati, mentre io ho potuto godermi con calma l’intervento di Vanessa.


Una volta tornati a casa, sono andata a prendere i ragazzi della scuola secondaria e, da lì, siamo entrati ufficialmente nel frullatore della preparazione per i sacramenti: in pochi minuti la casa si è trasformata in una specie di backstage prima di un grande evento: bambini che andavano avanti e indietro, adulti che cercavano di tenere insieme i pezzi e volontari improvvisamente promossi a parrucchieri, assistenti alla vestizione, addetti alla logistica.

Sui sacramenti lascio la parola al padrecito SJ, perché chi meglio di lui può parlarvene?


Io invece posso dirvi che, dopo i sacramenti, siamo tornati a casa e abbiamo fatto una bellissima festa con panini, dolci, palloncini, balli, canti e Inka Cola per tutti.

E qui arriviamo alla parte in cui, mentre ci avviciniamo ormai alla fine della nostra permanenza, anche le cose più belle iniziano ad avere un piccolo retrogusto malinconico.

Ballare e cantare senza sosta insieme a tutti i bambini rimane bellissimo, ma sapere che tra poco dovremo salutarci rende tutto un po’ più intenso.

Così, tra una cumbia, una taza e una salsa, mi sono ritrovata a fare una cosa molto matura e assolutamente funzionale alla gestione delle mie emozioni: evitare accuratamente lo sguardo dei volontari che so essere emotivi quanto me, per non rischiare di far partire qualche lacrimuccia.


Regalare momenti di felicità a questi ragazzi e bambini e viverli insieme a loro è una delle cose più belle di questa esperienza. Ma, arrivati a questo punto, è anche un piccolo allenamento per le ghiandole lacrimali: non si sa mai quando potrebbero decidere di partecipare alla festa anche loro.


Elisabetta


La consolazione che sento al termine di questo giorno è davvero grande. Oggi era il giorno dei Sacramenti.

10 dei nostri bambini più altri due esterni hanno fatto la Prima Comunione e sei di questi hanno ricevuto il Battesimo. Ci siamo preparati a questo momento tutto il mese e davvero abbiamo vissuto la Festa nella Casa del Padre di cui abbiamo parlato nel ritiro dell’altro giorno vissuto coi più grandi.

Il messaggio che vorrei che rimenasse impresso nel loro cuore é che sono amati, che sono preziosi agli occhi di Dio e che hanno un futuro davanti tutto da scrivere, liberi dai segni lasciati dalle loro storie.

La Grazia del Signore permette loro di guardare avanti e iniziare una nuova Vita, che sia piena di amore ricevuto e dato.

Ho visto volti pieni di luce, ho visto occhi lucidi e grandi, un po timorosi ma molto desiderosi di ricevere Dio stesso, con la Sua pace.

I volti stasera brillavano di gioia pura e noi con loro.


Padrecito


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