Alla fine è arrivato.
Sì, ho deciso di scrivere questo blog proprio nel giorno a cui ho pensato di più nei mesi che hanno preceduto la partenza: il giorno in cui sarei andata via prima degli altri volontari, insieme alla mia compagna di viaggio, Ludovica.
Non so esattamente perché. Forse perché questo momento l’ho già vissuto due anni fa, durante il mio precedente campo, e ricordo ancora quell’esplosione di emozioni che, anche adesso, qui in aeroporto, faccio fatica a mettere in ordine.
Ma questa volta seguirò il flusso, proprio come ho fatto durante queste due settimane e come, in fondo, solo i peruviani sanno fare.
Questa mattina ho iniziato la giornata con un’energia diversa: con una voglia pazzesca di passare più tempo possibile con i bambini e, allo stesso tempo, con la consapevolezza che dovevo iniziare a prendere le distanze da loro. Per me, ma soprattutto per loro.
Accompagnarli e andarli a riprendere a scuola, proprio come due anni fa, mi ha regalato ancora una volta quella sensazione di famiglia, di vicinanza, di attesa. Quei piccoli momenti quotidiani che, senza nemmeno accorgermene, sono diventati parte della mia vita qui.
Ma oggi devo anche fare i bagagli, e questo rende tutto ancora più reale. Ogni cosa sembra ricordarmi che sto per andare via e che domani non sarò qui con loro. E così quella malinconia con cui ho già iniziato a fare i conti negli ultimi giorni diventa sempre più presente.
Finalmente arriva anche il momento di consegnare i piccoli regali che ho portato dall’Italia per i miei tre hermanitos: una collana con una pietra per ciascuno di noi quattro, come simbolo dell’unione che ci lega nonostante la grande distanza che ci separa. E mentre li saluto, c’è una cosa che riesce a tranquillizzare un po’ anche me: ricordare loro, e ricordare a me stessa, che non è davvero un addio. Che continueremo a chiamarci quando vorremo, proprio come abbiamo fatto negli ultimi due anni.
La giornata scorre cercando di gestire le emozioni e di non affogare nelle mie lacrime, come sono solita fare (i miei compagni di viaggio lo sanno bene).
Facciamo le attività e, con il mio gruppo dedicato alla parte educativo-didattica, tutto va bene, o, almeno, va bene più o meno, considerando i mille imprevisti peruviani che abbiamo imparato a fronteggiare ogni giorno.
Poi arriva il momento dei saluti.
Quello che speravo passasse velocemente e portasse meno scompiglio possibile alla casa. E invece sono stati loro a scompigliare me, preparando una sorpresa: una canzone che abbiamo cantato tutti insieme.
È stato difficile trattenere le emozioni, ma è stato tutto estremamente stupendo. Un momento che ripaga, almeno in parte, tutto il senso di rabbia, di ingiustizia e di fatica provato davanti a un mondo che, con loro, è stato troppo duro.
Spero, in qualche modo, di essere riuscita a dare loro anche solo un piccolo pezzettino di tutto quello che loro hanno dato a me.
Me ne vado piena, colma, strabordante di abbracci, amore, gratitudine e di quelle sensazioni che solo questa casa sa regalare.
Sabrina






Día 15 - Gracias a ti