Sono le 6:00 quando la mia sveglia suona, ma io dalle 5:45 sono in ascolto delle disperate urla dei dannati polli che cantano quando pare a loro senza preoccuparsi della luce o del buio.
Quella di oggi sarà una giornata impegnativa:
- colazione in condivisione con ragazze e ragazzi che sono cresciuti e hanno lasciato la Casa de Tuty per proseguire con le loro vite conservandola però nel loro cuore;
- il "rote" di attività che ci impegna nel pomeriggio per giocare e studiare con i bimbi;
- la consueta condivisione di metà campo per capire come stia crescendo in noi l'esperienza al Caef;
- spaghettata finale, un pasto che sa di casa, cucinato da noi per noi.
In genere vivo le mie giornate in maniera frenetica, passo da un impegno all'altro perché ho sempre fatto così.
Mi sono imbarcato per questo viaggio sperando di entrare nelle vite degli altri e dimenticarmi un po' di me.
E invece no, ogni giorno per noi volontari c'è il momento di condivisione a cui ognuno di noi partecipa e riflette su se stesso... E allora niente, raga, manco qua posso dimenticarmi di chi sono a casa.
Quindi mi presento: sono Stefano, ho 39 anni e nella vita piagnucolo. Sì, lo faccio di professione.
No, dai, nella vita faccio l'insegnante, però piagnucolare mi riesce meglio e ho più esperienza.
Da quando sono partito per il Perù, ho capito che piagnucolare serve a poco: ci siamo immersi in una realtà che è troppo più grande di noi, in dolori incomprensibili, storie personali irracontabili e mantenere il controllo sull'emotività richiede spesso uno sforzo non da poco.
Più volte qua ho detto che non posso fare tanto, ma ho due mani e con queste due mani posso asciugarmi le lacrime e fare, aiutare, carezzare, scrivere, abbracciare, costruire e cucinare.
Essere insegnante mi piace, credo mi riesca bene e, sembra fatto apposta, il Caef aveva bisogno di un volontario da affiancare a R., occhi giganti e fossette irresistibili, nelle sue mattinate scolastiche. Così da lunedì usciamo di casa, mano nella mano, per andarci a sedere tra i banchi in quel mondo che mi è così familiare e vivere insieme le ore di lezione.
Oggi, d'accordo con la maestra, ho insegnato a R. e ai suoi compagni un po' di inglese e ho mostrato il tragitto che ho fatto per arrivare qua dalla Sardegna.
25 testoline, capelli neri foltissimi, si agitavano con la mano alzata per sapere come si dicesse questa o quell'altra parola.
Hanno scoperto che lo spagnolo e l'italiano sono lingue cugine tra loro e che parlare le lingue straniere aiuta a conoscere il mondo e fare amicizia.
Io li ho visti viaggiare, là davanti a me: aerei e valigie pronte dentro ai loro occhi.
I miei compagni di avventura sanno che sono sempre un po' malinconico durante le mie condivisioni, ma stasera no, stasera ho una bella e nuova consapevolezza: sono Stefano, ho 39 anni, ho due mani e non piagnucolo se ho davanti a me la curiosità che solo i bambini sanno mostrare.
Stefano






Dia 14 - Ho due mani