Ludovica Giuliani

Sono Ludovica, ho 34 anni e vengo da Roma. Quest'anno sono tornata in Perù per il mio terzo campo di volontariato, ma con una veste nuova: quella di responsabile.


Tutto è iniziato nel 2017 con la mia prima partenza; un'esperienza così forte e travolgente che l'estate successiva ero già di nuovo lì. Poi la vita ha corso veloce e per i successivi 8 anni non sono riuscita a tornare al Caef. Il legame con il progetto si é però rinforzato e ha assunto nuove forme: ho partecipato dall'Italia ad eventi e raccolte fondi, fino ad entrare nel Consiglio Direttivo della Compagnia del Perù, di cui faccio parte dal 2023. Non sapevo quando sarei tornata in Perù, ma sapevo che sarebbe successo. E quel momento è arrivato quest'anno, quando circostanze personali ed esigenze organizzative del Campo si sono perfettamente allineate e mi hanno messo di fronte al fatto che era il momento giusto.


Tornare é stato tante cose: un'onda di emozioni che per me é sempre difficile mettere nero su bianco.


Tornare é decidere di accompagnare un gruppo di una ventina di ragazzi di età diverse a quasi 11000 chilometri da casa, per fargli vivere un'esperienza che, così come é successo a me, cambierà il loro sguardo sul mondo e su sé stessi.


Tornare é stupirsi positivamente di come alcune periferie di Lima sembrino essere migliorate, con strade finalmente asfaltate e nuovi alberi piantati, che danno vita nel mezzo della distesa color fango che caratterizza tutto ciò che c'è intorno. É però anche capire con amarezza che tante delle migliorie sono semplicemente interventi pubblici per ottenere consensi. Le campagne elettorali sono più importanti di una pianificazione urbana che migliori la qualità di vita delle persone.


Tornare significa andare a Pamplona con i volontari di Acompañame e a casa di Maruja e Daniela per conoscere la realtà del CEPROF. Vuol dire rafforzare i legami tra la Compagnia del Perù e questi progetti, fondati su valori comuni. É anche permettere ai volontari di scoprire il contesto in cui stanno entrando, ascoltare il racconto di persone con storie straordinarie che ispirano e spingono a guardare al futuro con coraggio.


Tornare é assistere, mentre mi commuovo, allo spettacolo di benvenuto che i bambini preparano per i volontari. Ritrovare dei bambini che avevo conosciuto anni fa, contenta di rivederli ma triste nel rendermi conto di quanti anni della loro infanzia stanno trascorrendo lì. É guardare gli sguardi di chi non conosco e godermi la loro gioia nel vedere i volontari essere finalmente arrivati per stare un mese insieme a loro.


Tornare é non trovare Judith ad aspettare l'arrivo di noi volontari, ma sentirla fin dal momento in cui si varca la soglia di casa. É percepire il suo passaggio di testimone a sua figlia Mary, che porta avanti la sua missione, con uno stile diverso ma con la stessa forza e convinzione. Una missione che é ormai di tante persone che insieme compongono una rete. Una missione che sento anche mia.


Tornare é svegliarmi per la prima volta al Caef dopo anni, con i galli che cantano dalle cinque del mattino e il vociare dei bambini che inizia poco dopo. É realizzare di essere lì, scendere dal mio letto a castello, camminare per i corridoi mentre mi prendo tutta la tenerezza degli abbracci dei bambini che mi vengono incontro. Sentire il calore di essere a casa.


Tornare é vedere dal vivo tutti i cambiamenti della Casa de Tuty, che é stato possibile apportare grazie a ogni singola decisione presa e azione fatta in Italia in questi anni. É vedere il Campo a Lado, che 8 anni fa era un appezzamento di terra, essere diventato un grande parco giochi per i bambini. É guardare tutto questo e pensare che é frutto di ogni banchetto fatto dai volontari per raccogliere fondi, ogni aperitivo solidale organizzato a fatica, ogni riunione svolta con gli altri membri del Consiglio Direttivo, che ci ha tenuto svegli fino a tardi al termine di una giornata lavorativa. Vedere la casa dopo tanti anni é toccare con mano il segno tangibile che i grandi cambiamenti sono fatti di tante piccole azioni e sforzi quotidiani.


Tornare é svegliarsi per prima con Martina per aprire la casa all'arrivo della cuoca e chiuderla a chiave insieme a fine giornata, condividendo la responsabilità delle decisioni quotidiane e la gratitudine per quello che stiamo vivendo.



Tornare é avere la maturità di riscoprirmi più libera di condivere le mie emozioni con i miei compagni di viaggio.  Parlare di cosa provo durante le condivisioni guidate di Alessandro e accogliere con cura le storie, i pensieri e le parole che gli altri volontari hanno deciso di regalare al gruppo.


Tornare é fare colazione con i ragazzi che hanno vissuto al Caef tanti anni della loro vita e che ora sono giovani uomini e donne alla scoperta del mondo: lavorano, studiano e coltivano le loro relazioni. É ripercorrere insieme momenti che non credevo ricordassero. É guardarli e pensare che se il Caef riesce a dare un futuro come il loro anche solo a un bambino su cento, varrà sempre la pena lottare per sostenerlo.


Tornare é correre da una parte all'altra della casa senza sosta, ma trovare il tempo di fermarmi a osservare i volontari. Sono tutti indaffarati: c'è chi lavora nel Campo a Lado per curare l'orto, chi aiuta la cuoca in cucina, chi fa l'inventario delle donazioni e chi organizza le attività didattiche, sportive e formative per i bambini. É realizzare che ognuno ha il proprio ruolo e, con la sua unicità, sta lasciando un impronta in questo posto.


Tornare é essere consapevoli di quanto sia difficile andare via, ma anche di quanto l'esperienza vissuta viene via con me in Italia. Ogni sguardo, ogni gesto, ogni parola. Ne faccio tesoro per la mia vita di tutti i giorni. Per la persona che sono e quella che voglio essere.


Tornare é tutto questo, e altri infinite emozioni e sfaccettature di colore.

Ludovica 


Sign in to leave a comment