Scrivo mentre sono sdraiata sul letto a castello della mia camera, ancora frastornata dalle emozioni. É notte e tutti dormono, bambini e volontari.
Mi sento in pace, sono a casa.
La nostra giornata é iniziata molto presto questa mattina: appuntamento alle 7.15 all'entrata dell'hotel per caricare le pesanti valigie sul bus e dirigerci alla stazione dei pullman. Nonostante l'ora, oggi i ragazzi sono stati tutti puntuali. Ho sentito fin da subito che anche loro non vedevano l'ora di arrivare.
Dopo essere arrivati alla stazione e aver imbarcato i nostri bagagli, ci siamo potuti rilassare prima di salire sul pullman. Gli imprevisti sono all'ordine del giorno in Perù e ogni programma può essere disatteso da un momento all'altro. Eppure oggi tutto é andato per il verso giusto: il bus é arrivato in anticipo, i controlli alla stazione sono filati per il verso giusto, il pullman é partito puntuale.
Oggi tutto é sembrato dirci che quel giorno era finalmente arrivato: si va al Caef.
Otto anni fa, quando ho salutato la Casa de Tuty, sapevo che sarei tornata, anche se non avevo idea del “quando”.
La prima volta che ho realizzato che questo momento stava arrivando é stato al weekend di formazione. Immaginandomi di rientrare dalla porta della casa famiglia, sono esplosa in un pianto incontrollabile pieno di emozioni, nonostante davanti avessi quelli che allora erano 17 sconosciuti e che ora sono i miei compagni di viaggio.
Oggi, sul pullman che in 11 ore ci ha portato a Trujillo, ho avuto modo di elaborare i primi giorni di campo passati a Lima e, mentre attraversavamo zone desertiche e cittadine lungo la Panamericana, ho capito che veramente di lì a poco sarei stata di nuovo nel mio posto del cuore.
Arrivati a Trujillo, Mary e Carmen sono venute a prenderci alla stazione. É stato strano non vedere Judith con loro.
Quando siamo arrivati in Campiña e il pullman si é fermato davanti al Caef, dal finestrino ho visto che la porta era aperta e tutti ci aspettavano dentro e fuori la casa. É stato impossibile non commuovermi.
Ho pensato con malinconia ai volontari con cui ho fatto i miei precedenti campi e a quanto fosse strano non vivere quel momento con loro.
Dopo una breve presentazione della casa e dell'"equipo" da parte di Mary, ci siamo seduti tutti nel patio per lo spettacolo che i bambini preparano come ogni anno per la "bienvenida".
Sono entrati in scena sorridenti, eccitati e qualcuno imbarazzato.
Quei pochi bambini che ho conosciuto otto anni fa e che sono ancora qui sono ormai adolescenti. Tanti nuovi volti, tante nuove storie da incrociare con la mia.
Appena finito di esibirsi, i bambini ci sono corsi incontro abbracciandoci tutti, sia i volontari vecchi che avevano riconosciuto ma anche i nuovi che avevano curiosità di scoprire. Mentre cenavamo tutti insieme mi sono girata a guardare i ragazzi con cui sono partita. Erano emozionati, contenti di condividere la cena con i bambini, di parlare con loro per conoscersi, abbracciarsi e salutarsi per la buona notte. Se c'è una cosa che mi piace del ruolo da responsabile di campo é che la fatica di organizzare e gestire tutto viene ripagata dalla nuova prospettiva che sento di avere in questa esperienza: non solo vivermi i bambini e tutte le attività che facciamo con loro, ma anche fare un passo indietro e guardare i volontari che fanno questa esperienza per la prima volta. Il campo lascia un segno in ognuno di loro ed é bello per me sapere che li arricchirá come persone, così come é successo a centinaia di altri ragazzi. La magia del progetto della Compagnia del Perù e del Caef é anche questa.
Ora che sono qui, mi sembra che non sia passato tutto questo tempo dall'ultima volta. La presenza di Judith ha cambiato forma ma é forte in ogni angolo della casa. Anche la mia vita é molto cambiata rispetto a otto anni fa, ma entrando dalla porta del Caef ritrovo la me stessa di sempre, con quello che mi appassiona, che mi fa emozionare, i valori che fanno parte di me, la mia essenza. Sento una sensazione di familiarità e calore che provo in pochi posti al mondo.
Il Caef é questo: un posto che accoglie con cura, fa ritrovare ai bambini e a tutti quelli che hanno la fortuna di viverlo la consapevolezza di chi sono e chi possono essere, al di là di quello che gli capita e delle storie che hanno vissuto.
Sento di essere tornata a casa e sono molto grata per questo.
Ludovica







Día 5 - Un luogo dove si riscopre sé stessi