Tiziana Casti

Se si vogliono alcune cose “Tu”  puoi fare la differenza e nessun altro

Quest’anno è arrivato il momento di partire e già mi sentivo come a fine mese: stanca, confusa e con tante domande che avvolgevano il mio futuro. Con queste premesse la mia serenità vacillava parecchio; sentivo una forte responsabilità ma molto diversa dagli anni scorsi. Avvertivo il peso dei cinque anni passati al Caef, della crescita del gruppo e dei compiti che noi responsabili ci eravamo divisi ma non in maniera così chiara. Questo mio stato di inquietudine ha preso forma una volta arrivata a Roma; già i primi problemi, i primi dispiaceri… sentivo che quest’anno qualcosa era cambiato ma continuavo a non capire cosa.

Arrivata a Lima la confusione continuava; non più l’Hostal Lia ad attenderci ma il collegio dei gesuiti, non più il Cono Norte ad avvolgerci con le dune di sabbia ma il Cono Sur e la speranza di una donna che da 30 anni lavora per costruire un mondo diverso e dare la possibilità a molti bambini di vivere una vita piena, dove c’è ancora spazio per sognare. Solo il terzo giorno comincio a riconoscere la città: P. Chiqui e la sua forza mi ributtano in Perù, quel paese che ho imparato a conoscere. Le sue parole mi mettono davanti ancora una volta la stessa realtà: . Questo pensiero mi accompagnerà nel lungo viaggio verso Trujillo; ancora otto ore di pullman prima di arrivare a casa, abbracciare gli amici e la famiglia che non vedi da un anno. Una volta arrivati, ci siamo ritrovati nell’ingresso e li ho capito che davvero tutto stava cambiando: i bambini erano cresciuti ma non solo fisicamente, ognuno di loro sembrava consapevole di chi fosse e di cosa volesse; gli educatori sempre più coscienti della loro posizione sembravano avessero trovato un equilibrio e apparivano più sereni, tutto faceva pensare ad un campo ricco in cui ognuno di noi potesse dare qualcosa ed esprimere se stesso. Avevamo l’opportunità di lavorare tanto e negli occhi di ognuno di noi brillava il desiderio di mettersi in gioco. Ci volle davvero pochissimo tempo per capire che sarebbero stati giorni faticosi ma ricchi e che sicuramente tutto non sarebbe filato liscio ma nell’aria c’era una forza particolare e ciascuno di noi la percepiva e traeva energia per andare avanti.

Così sono nati i vari gruppi di lavoro: il Caef, con i nuovi arrivi da scoprire e le storie già conosciute che abbiamo visto svilupparsi; riconquistare la fiducia dei piccoli non è stato faticoso ma anzi, da noi si aspettavano di più, così c’è chi si è occupato delle classi, chi di creare un gruppo che facesse un censimento tra la popolazione di Taquila, chi ha seguito i lavori manuali, chi ha organizzato la manifestazione contro la violenza, chi le riunioni per portare avanti un discorso di relazione con le istituzioni iniziato e curato tutto l’anno; chi, come P. “Buzz”, si è impegnato nel percorso che ha portato undici bambini a ricevere il sacramento della Prima Comunione. Tutte le attività hanno avuto un loro momento particolare: al Caef è stata fatta una mostra finale con tutti i lavori dei bambini fatti durante il nostro mese lì, prima volta in tanti anni di campo. La giornata della “NON – Violenza” è stata trascorsa nella via centrale di Trujillo dove abbiamo allestito una mostra fotografica e parlato alla gente e dato loro la possibilità di denunciare tutte le violenze che hanno visto e conosciuto nella loro vita. Il censimento ha portato ad un accordo di collaborazione con la municipalità di Moche e il giorno delle Prime Comunioni è stato sigillato da una partita a calcetto tra volontari e seminaristi che speriamo si prendano cura della vita spirituale dei nostri bambini. Ma forse il lavoro che ho vissuto meno di quanto avrei realmente voluto è stato quello  a Torres de San Borjas; dove quest’anno è partito un laboratorio di teatro che ha visto protagonisti i bimbi di un bellissimo spettacolo che ha coinvolto come spettatori molti genitori. Le loro lacrime di gioia e le loro parole che ci invitavano a fare un lavoro anche con loro oltre che con i bambini, mi ha reso fiera degli anni trascorsi lì; evidentemente qualcosa è stato seminato e ora cominciano a spuntare i primi frutti. Quel villaggio per me rappresenta ancora un po’ il campo dei primi anni, dove si raccolgono gli abbracci dei bambini e ci si sente come loro: felici per le piccole cose e desiderosi solo di vivere quei momenti tutti insieme. Ma proprio il confronto che vivo col CAEF mi fa capire come servano sia questi aspetti che quelli che vivo invece con gli altri bambini; per questo ho sentito forte il senso di protezione verso chi ha cercato di intaccare la serenità di qualcuno di noi, ho sentito il desiderio di operare concretamente come ho messo piede al “Relleno Sanitario” (discarica) e venivo avvolta dal fumo e dall’odore di quei rifiuti, ho sentito il dovere di aiutare e sostenere V. per la sua uscita dal Caef cercando di costruire una rete con chi già opera a Trujillo per sostenere le giovani madri, ho sentito il dolore per tutti quei soprusi che spesso abbiamo dovuto subire ogni volta che scattavo una foto per la giornata contro la violenza o per un reportage o per documentare e dare voce a chi ogni giorno è costretto al silenzio.

Tutti questi sentimenti si sono uniti facendo nascere in me una consapevolezza: una volta tornata in Italia avrei voluto concretizzare la frase di P. Chiqui e scegliere finalmente la mia strada, magari diversa da quella scelta con i miei studi e i miei sogni ma che di sicuro mi conduce a realizzare realmente ciò che desidero. I miei timori e le mie paure, che mi hanno sempre portato a rimandare alcune scelte, si sono sciolti  il giorno della despedida con le parole che Judith mi ha rivolto: “Tiziana, tu sei per noi la professionista ideale: so dal cuore che molte volte è difficile mantenere la calma, sentire la capacità di esprimere quello che sentiamo rispettando l’altro. Dal profondo del mio cuore voglio ringraziarti perché ho sempre saputo e so che sei qui.” Quelle parole ancora oggi mi accompagnano e mi aiutano a ricordarmi che già avevo raggiunto un obiettivo e che ciò per cui ho speso tanti anni della mia vita non solo era apprezzato e valorizzato da qualcuno ma che aveva fatto di me la persona che volevo essere. Ora è il tempo di lasciare spazio ad altro per crescere ma con la consapevolezza di non rifiutare nulla di me e di non aver fallito ma con il coraggio e l’umiltà di accettare i cambiamenti che la vita ti riserva.

Tiziana Casti