Francesca Calliari

La bellezza della crescita

Ritorno, si torna in un luogo più volte visitato, più volte giudicato come uno di quelli che caratterizzano il Perù; povertà estrema, abbandono e speranze abbandonate anni fa.

Eppure in quel posto tanto disastrato che si chiama Taquila e che, per ironia della sorte, si trova nel distretto di “las Delicias” (anche se quel nome non gli si addice affatto), da ormai cinque anni ci lavora l’equipe del Caef che spende due pomeriggi a settimana tra bambini e famiglie per cercare di capire cosa realmente non funziona e come fare per iniziare a far girare la ruota.

Quando per la prima volta, quattro estati fa, il progetto era stato presentato agli italiani, nelle aule della scuola di Taquila c’erano a mala pena dieci bambini che, controvoglia, erano stati trascinati quel giorno a scuola per dimostrare qualche briciola di speranza ad un gruppo di italiani che si rendeva conto che quel villaggio di speranze ne aveva fin troppo poche.

Durante l’estate alcuni dei volontari si erano impegnati a migliorare il posto, renderlo più gradevole e più attraente anche per i pochi bambini che ogni giorno facevano lezione in quella scuola di tre aule e poco più.

Avevano ridipinto la scuola e sistemato gli spazi interni ed esterni per darle maggiore sicurezza e un po’ di colore poi avevano reso i campetti da calcio un poco più “giocabili”.

Pur avendo fatto qualcosa non si era avuto alcuni riscontro da parte della comunità, scarsa collaborazione solo quella di pochi bambini che si rendevano disponibili per piccoli lavoretti.

A partire dall’anno seguente si è iniziato a notare un miglioramento, qualche mamma, incuriosita dalla presenza di un gruppo di volontari, arrivava a scuola per capire cosa ci facessero lì mentre i bambini cominciavano ad essere sempre di più presenti alle nostre lezioni, anche se mai più di venti.

L’anno passato infatti ci eravamo stupiti della presenza fissa di un gruppetto di ragazzini tra i 10 e i 13 anni che rendevano più complicate e, allo stesso tempo, più interessanti le nostre lezioni; si iniziava a intravedere una speranza e una crescita trasmesse dalla voglia di imparare e di conoscere di questi ragazzi.

Quest’anno tornare a Taquila è stato a tutti gli effetti una sorpresa ed una rivelazione; i rapporti del Caef con la comunità sono migliorati e cresciuti a dismisura, tanto che, dopo la chiusura della scuola, una signora ha offerto casa sua per quei due pomeriggi a settimana, per permettere che i bambini del suo villaggio studiassero.

Non solo, abbiamo quindi trovato un ambiente molto più accogliente e familiare ma ad aspettarci c’erano una quarantina di bambini che stavano lì solo per noi!

I bambini hanno da subito voluto mostrarci quanto ci tenessero a noi e alla nostra presenza facendoci una presentazione, completa di disegni e cartelloni, sul Perù e su Taquila.

Inoltre ci hanno immediatamente messo a nostro agio, giocando, saltandoci in braccio e fidandosi subito di noi.

Una crescita così era difficile da immaginare e credo che se l’avessero detto l’anno scorso ai ragazzi che ci hanno lavorato in pochi ci avrebbero creduto a stento, soprattutto quando l’ultimo giorno i bambini li hanno salutati con un poco simpatico “Hasta nunca” (a mai più!).

Una crescita che va di pari passo con la crescita di capanne nate dalla sabbia. Incredibile che la voglia di sapere e di imparare nasca proprio da chi non ha niente e che siano proprio loro a lottare per poter avere un futuro.

Tutte le speranze che gli anni scorsi si erano forse insabbiate e sembravano non emergere, stanno iniziando a crescere come una rosa nel deserto che, dopo anni in cui cerca di germogliare, trova finalmente quel terreno favorevole che la porta ad essere tanto bella.

Ed è proprio l’immagine di questo posto che mi riporto a casa, questo posto che anni fa vedevo così brullo, triste e senza futuro; su cui anni fa non avrei mai scommesso e che invece oggi vedo con occhi nuovi, come un luogo gioioso e sereno ma allo stesso tempo umile e con tanta voglia di continuare a crescere.

È questa immagine che finalmente mi ha fatto capire cinque anni di duro lavoro in Italia e dall’altra parte del mondo, facendomi comprendere l’importanza di seminare anche quando non sembrano esserci possibilità di crescita ed insistere e dare fiducia quando si crede in un progetto.

È stato proprio questo progetto a farmi capire l’importanza del lavoro che fa la Lega Missionaria Studenti nel suo non dare i cosiddetti “aiuti elicottero” ma legandosi a progetti che potranno, con l’aiuto di tutti, migliorare il futuro di chi ha il coraggio di mettersi in gioco.

Francesca Calliari