Claudia Gasperini

Raccontare un mese…..

Raccontare un mese. Raccontare un mese di volontariato. Raccontare un mese di volontariato in una casa famiglia. E alla fine quella casa è tua e quella famiglia la vedi, la senti, la vivi.

Un mese. Tutti i giorni. Tutto il giorno.

La giornata inizia presto, alle 7 con un the caldo e un panino con la marmellata e poi scendono i bambini che bisogna andare a scuola, con quelle divise blu, il fiocchetto rosso in testa e quelle manine che ti prendono e la voglia di correre in campigna, perchè è tardi? No. Perchè così è più divertente!

E la giornata per alcuni è già iniziata da un sacco perchè con Ronald, Jefferson e Angel bisogna uscire alle 6.30 per andare al collegio a Moche; con il combi e col mototaxi ed è prestissimo, è quell’ora che è così presto che odi tutto e tutti ma il mototaxi è super divertente e surreale che l’odio delle 6.00 passa e c’è solo il divertimento, e quelle tre pesti che corrono e ridono.

E poi la giornata inizia, per tutti, al Caef tra lavori manuali e bimbi, tra polvere e plastilina, carta vetrata e collage,silenzio per pensare e urla di mostri,momenti per “tirare il freno a mano” e pianti improvvisi e capricci, vernice per le ringhiere e tempera che sarebbe per colorare i fogli ma è molto più divertente se ti colori la faccia, riflessioni sui massimi sistemi e dover slacciare la (complicatissima) salopette perchè a Jeanpierre scappa la pici e quella non aspetta.

E poi ci sono Torres e Taquila, con le baracche e una sola stanza per 10/20/30 bambini, ogni volta è un numero diverso e facce nuove che poi sono tutte uguali: occhioni grandi per guardarti meglio “gringa”, e bocche meravigliose per sorridere meglio e perchè così si mangiano i chupetin, e musetti sporchi perchè così ti conquistano e ti entrano dentro, e braccia sempre all’aria perchè la parola d’ordine è “alzame” perchè quando voli è tutto più bello e tutto più facile.

E poi c’è Edith e il pranzo al Caef, tutti assieme: italiani, educatori e bambini, tanti bambini perchè al pomeriggio tornano a casa quelli che vivono là e vengono gli “esterni” a giocare e a fare i compiti. Riso e patate per tutti!! Aspetta oggi c’è anche il pollo…wow! Un po’ ripetitivo, però quanto è buono o forse siamo noi che abbiamo fame, ma che differenza fa?!

E ora si urla, si gioca a pallone, chi ha il turno piatti lava una 50ina di piatti/bicchieri/posate e quei pentoloni giganti; e i più piccoli vanno su a fare la doccia perchè così l’acqua non è proprio fredda ma tiepida (?!): questi ragnetti che si lamentano neanche fossero gatti e poi ridono come pazzi, e fanno le mummie dentro gli asciugamani e Yanella, Ruth e Lorena fanno le squinzie e le indecise su cosa mettersi e non puoi non rivedere com’eri tu alla loro età.

E adesso? Ci sono i compiti! E allora ricerche di scienze, divisioni a 2 cifre (che dovremmo ripassarle perchè non ce le ricordiamo già più), matematica, storia e geografia e loro non vogliono concentrarsi perchè il cortile è là e il pallone li sta aspettando, perchè su ci sono i piccoli che giocano, perchè qualsiasi cosa è più interessante dei compiti per casa.

E su si gioca con le pesti? Si. Tra un pianto e una tirata di capelli! Si leggono favole, si disegna, si re -inventa il mondo con la pasta di sale e l’argilla, si impara a scrivere i numeri e si fanno i versi di tutti gli animali e poi, prima di cena, arriva il momento che tutti aspettano, volontari e bimbi, LA PELICULA!

E eccoli là quei mostriciattoli che oggi ti hanno fatto ridere e impazzire ora sono degli angeli, ora sono incantati e in silenzio, con la bocca mezza aperta e gli occhi stanchi.

Ecco una giornata di volontariato al Caef, e te lo sei dimenticato che sei in Perù, nell’altro emisfero, dall’altra parte del mondo, almeno finchè sei con loro. Sono bambini, hanno bisogno di te come tutti i bambini del mondo, fanno finta di essere Superman come tutti i bambini, fanno i capricci e con quegli occhi ti guardano dentro come tutti i bambini, ti corrono incontro e ti saltano addosso, ti prendono il tuo cuore, lo tengono in mano per un mese e poi te lo ridanno ma un pezzo resta lì, con loro, e allora tu non puoi fare altro che pensarci e sorridere e tornare l’anno dopo. A riprendertelo? No! A lasciarne un altro pezzo là. A loro.

Claudia Gasperini