Tiziana Casti

Tornare in Perù significa…

Quando decidi di tornare in Perù ti vengono in mente mille dubbi, mille domande: sarà come l’anno scorso? I bambini mi riconosceranno? Andrò d’accordo col gruppo nuovo? Le emozioni provate torneranno a galla? E tante, tante altre…

Così arrivi al 27 luglio a San Saba e subito incontri dei nuovi volti che nascondono tante storie diverse dalla tua; immediatamente ti viene dato un nuovo nome: “zia Titti”, perché porti qualche anno in più rispetto agli altri e perché nella tua storia c’è già l’esperienza del CAEF (centro d’attenzione e educazione alla famiglia). Il tempo di una pizza, due chiacchiere con i vecchi e i nuovi compagni di viaggio, le visite di quelli che questo anno hanno deciso di non tornare per i quali ti chiedi il motivo e la notte trascorre così velocemente che arrivano già le quattro del mattino ed è ora di partire!

Salendo sull’aereo sai che stai lasciando alle spalle un mondo che è il tuo ma che ti piace meno, che vorresti diverso e forse solo allora ti chiedi veramente: “perché stai tornando in Perù?”.

Arrivi e subito c’è qualcosa di diverso: c’è il sole che riscalda Lima, una città di cui avevi un ricordo così freddo, le strade sono le stesse ma sono vuote per la festa nazionale e persino il tuo primo “lomo saltado” sembra avere un gusto diverso. I tre giorni seguenti tutto ti sembra cambiato: il quartiere El Agustino che ci accoglie nella processione per il giorno di Sant’Ignazio capeggiata dal suo gesuita rockettaro non ti trasmette più la paura che avevi provato, Miraflores continua a non piacerti per via del suo lusso e perchè ti ricorda da dove vieni, l’incontro con la Red Encuentros dei gesuiti e il loro lavoro per dare un’alternativa al carcere ai ragazzi peruviani è la grande novità che ci mette in rete in un paese così difficile.

Così arriva il giorno della partenza per Trujillo, le valigie e le tante ore di autobus sono il primo segno di un cammino che inizi a riconoscere; dopo sei ore scendi a mangiare e rivedi la casetta dove ti eri fermato l’anno prima, gusti la “milanesa” che non tutti hanno la fortuna di trovare, qualcuno compra i “sublime” o i “choko soda” e si cominciano a sentire i primi sapori noti. Dopo altre sei ore si iniziano ad intravedere le luci della città: c’è fermento tra i “vecchi” per l’emozione di riabbracciare Judith, rivedere il CAEF ma soprattutto rispecchiarsi negli occhi dei piccoli niños.

Scendiamo dall’autobus ed ecco la prima emozione: il sorriso di Judith, il calore delle sue braccia materne che anticipa ciò che avrei provato poco dopo. Arriviamo al CAEF e tutto è pronto per il nostro arrivo: gli educatori, i bambini, le mamme e quest’anno anche tanti papà! Entriamo nell’ingresso dove ci aspetta il nuovo murale: un castello magico che porta in alto una scritta: “Bendidos los que llegan y entran en esta casa por que tienen la posibilidad de ver, sentir y amar Dios”, finalmente riconosco il mio Perù e mi sento di nuovo a casa.

I giorni dopo i colori cominciano a risplendere, i sapori assumono quel gusto tipico di chi, come Edith, ti prepara le cose con amore, gli odori sono forti e ti ricordano ogni giorno che qui in Perù la vita non è semplice e non sempre puoi decidere come e cosa fare per te e per la tua famiglia.

Ci dividiamo in tre gruppi per i lavori; sento il desiderio di andare a Taquila o a Torres ma subito vengo richiamata all’ordine da PC (P. Cambiaso) e così rimango al CAEF dove mi aspettano tanti volti conosciuti ma anche tante novità. Quest’anno tengo la classe dei “mediani” con Silvia e Maria, aiuto in cucina, mi incontro con Vanessa (la psicologa) e discutiamo dei casi più difficili, lavoro la terra e pianto dei fiori con Alberto, partecipo alla preparazione per i battesimi e le comunioni con Gianni e P. Francesco, mi trovo addirittura a tenere una “catechesi” per preparare i ragazzi più grandi alla confessione senza nessun preavviso e in spagnolo.

Eccomi di nuovo in Perù, dove tutto è una corsa che riempie le giornate e il tempo scorre così veloce che le emozioni che vivi sono genuine, belle e talmente semplici che non c’è bisogno di analizzarle per capire che ti rendono felice.

E poi hai anche la fortuna di essere la madrina di battesimo di un bimba dai capelli e occhi scuri ma che trasmette una luce speciale e ti stringe così forte con le sue piccole mani che non puoi non pensare a quella frase di benvenuto scritta sopra il castello: com’è vero che al CAEF puoi vedere, sentire e amare Dio!

Trascorre così un mese tra compiti, discussioni, preghiere, condivisioni, giochi e confronti. Infine si ripresenta alla mente la domanda con cui eri partita: “perché stai tornando in Perù?” e all’improvviso tutto è chiaro: si torna perché qui hai costruito dei legami importanti, si torna per quel compromiso che tutto l’anno ti ha portato a risparmiare per questo mese, si torna perché hai capito che ogni esperienza è diversa e le persone che la vivono con te ti aiutano a crescere nel bene e nel male-

Si torna perché è bello tornare a casa, perché hai bisogno di uno spazio solo tuo in cui dai e in cui ricevi, si torna perché nella vita bisogna sporcarsi le mani per capire ciò che hai e valorizzarlo e si torna soprattutto perché è il Perù; un paese fatto di contrasti che ti entra dentro con violenza e ti accompagna anche quando torni a casa.

Tiziana Casti