Intimità e cura, tra le ragazze del Caef

di Eleonora Cossu, volontaria CdP, consigliera del Direttivo dell’associazione e ostetrica

Secondo uno studio condotto dall’UNPFA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione in situazioni di crisi) nel 2013, ogni otto minuti in Perù un’adolescente tra i 15 e i 18 anni d’età dava alla luce un bimbo.

Questo dato ci riguarda da vicino dal momento che abbiamo avuto come ospiti del Caef bambine-mamme con un’età inferiore a quella citata da questo articolo.

Parlare quindi di educazione sessuale e di cura dell’igiene intima nel 2018, durante il mio primo campo di volontariato, è stato solo un primo passo, ma ha evidenziato la necessità di porre attenzione alla sfera ostetrico-ginecologica delle ragazze e bambine del Caef.

Ricordo l’emozione vissuta prima di quell’incontro e gli innumerevoli dubbi come “Sarò in grado di rispondere alle loro domande?” o “Sarò in grado di toccare con discrezione un argomento così delicato?”

Ma, ancora una volta, come tutte le cose che riguardano la casa de Tuty, chi mi aveva dato conforto erano state proprio le ragazze del Caef perché con profonda fiducia mi avevano confidato parte dei loro segreti e io non potevo che sentirmi grata per questo dono di quei frammenti per loro indelebili.

Un aspetto fondamentale era la loro voglia di conoscersi e rispettarsi in qualità di donne, delle volte anche di madri, pur avendo vissuto in una realtà che faceva credere loro il contrario.

E lì è stato tutto molto potente: delle adolescenti provenienti da un posto che neanche sapevano collocare nella cartina geografica, perché non consapevoli dell’enormità del mondo, iniziavano a sentirsi invece in dovere di informarsi ma soprattutto di capire il perché delle cose.

E qui torna il concetto di cura. Cito la Treccani: “Riguardo, attenzione: conservare, custodire con cura, avere riguardi per sé stesso, e soprattutto per la propria salute.”

Ed è questo che spero facciano come pensiero proprio anche e soprattutto perché, tra tutti i campi della medicina, la ginecologia e l’ostetricia sono quelle che più vengono protette dalla sfera della riservatezza, anche nei paesi industrializzati come l’Italia, figuriamoci in Perù.

Mi piace, quindi, sognare mentre le immagino un po’ timide, ma allo stesso tempo curiose mentre faranno le visite e le ecografie. Spero che si facciano tante domande e che imparino ad amarsi così come sono, per me bellissime.

Chiudo questa testimonianza con il sorriso perché in quell’anno lì diverse bambine hanno detto che da grandi sarebbero volute diventare delle ostetriche o comunque infermiere “che aiutano le donne”.

E allora penso, chissà che questa campagna non sia anche una semina per il futuro delle nostre ragazze.