Dia 22 – Emozioni nel ritmo della confusione

Ed eccomi di nuovo qui, a pensare un attimo a questa serata, a uno dei momenti tanto attesi a fine
campo che ci portano a riflettere sul lavoro fatto, sulle relazioni vissute, sull’esperienza, e il fatto di
essere a distanza non porta via nulla di tutto questo.
A differenza dell’anno scorso, non mi metto l’abito bello ma ho addosso una tuta da casa; non sono
sola ma ho vicino Giulia e Moukhtar, tutto è un poco in disordine ma anche
questo poi entra in sintonia con il ritmo della serata e con l’abbigliamento tipico di un volontario
che, dopo un mese di lavoro, si appresta a tornare in Italia con i vestiti macchiati ovunque e un
cuore strabordante di emozioni.
Siamo in tantissimi: volontari, donatori, familiari e questo subito mi riempie di gioia. Vedere i volti
di persone che non sentivo da molto tempo mi emoziona ma allo stesso tempo mi sembra che non
sia passato un giorno da quel fine agosto di un “anno x” in cui ho condiviso per un mese tutta me
stessa.
Dopo i primi saluti ecco che si collegano le due squadre del campamento: l’equipo Viento e l’equipo
Ola; i bambini indossano tutti la maglietta “agosto en octubre”, che rappresenta il tesoro del gioco
finale di questi ultimi tre giorni di campo.
Sono tutti sorridenti; ci scrutano, un po’ meravigliati dal numero e un po’ emozionati per questo campo
appena vissuto insieme. Ci ringraziano per queste giornate, cantano i loro inni di squadra e ci
raccontano cosa hanno fatto. La potenza del loro entusiasmo è palpabile tanto che sorrido anch’io e
cerco di dimostrargli tutto il mio affetto con un gesto forse infantile ma efficace per far arrivare loro
tutta la mia emozione.
Dopo un primo momento di confusione, ci raduniamo tutti intorno a Padrecito per un’ultima preghiera insieme, leggiamo il Vangelo del giorno che P. Mimo poi ci commenta; nascono le preghiere spontanee a cui partecipiamo tutti e ciò che emerge è un senso di gratitudine per le relazioni profonde che il Perù fa nascere, alimenta e cura in tutti questi anni.
Iniziano poi le parole di Judith; come sempre ha per ognuno di noi un momento speciale da
dedicare. Si aggira con lo sguardo tra i volti dei suoi volontari, ci chiama hijo y hija proprio per quel
senso profondo di famiglia che ha costruito con noi negli anni. E’ un vulcano di emozioni e,
diversamente da tutte le altre volte, parla a braccio e tira fuori tutto quello che questi ultimi due anni
ha depositato nel suo cuore.
Ringrazia Dio e ci invita a dar valore ad ogni singolo momento della nostra vita, ad ogni relazione per quanto complicata sia. Le sue parole scorrono come un fiume in piena tanto da concludere esausta; la stuzzico un po’ su una possibile dimenticanza ma riparte per un’altro dei momenti tanto attesi: l’elezione del volontario dell’anno.
Quest’anno il premio torna a Roma o forse va a Siviglia; ovunque si trovi, è Chiara che si aggiudica il titolo 2021. Io non posso che essere felice per lei; già dal 2012, per me, avrebbe meritato che venissero riconosciuti tutti gli sforzi, il cuore e l’amore che mette nel progetto. Questo momento prosegue col mio discorso e sono rivolte proprio a lei molte delle mie parole. Cerco di captare le sue emozioni e mentro parlo la guardo nascondersi con le mani il volto. E’ sempre stata incapace di mascherare i suoi sentimenti e oggi ci prova in maniera ancora più goffa del solito. Il suo perenne “sì” alle varie richieste fattele in questi anni sono stati tante lezioni per tutti noi e ora è giusto che le vengano riconosciute e che le si dica grazie per far parte di questa famiglia.
Tante sono le emozioni, forse troppe; ci salutiamo nella confusione totale. Mani che salutano, grida lontane dei bambini che giocano, occhi gonfi di lacrime. Io osservo tutti, riconoscente per ciò che
ognuno dei volontari ha portato nella mia vita, emozionata nel vedere presenti Elide e Magi che con
la loro semplicità partecipano a questa festa.
Saltano tutti gli schemi, ormai è tardi e chiudiamo il collegamento con la casa prima e poi tra noi. Agosto en Octubre è terminato anche quest’anno e ognuno di noi si sente trasformato da questa ulteriore esperienza che il Caef ci ha regalato.
Titti, Cagliari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *