Dia 19 – Piccoli semi maestri di perseveranza

Mi ritrovo di nuovo a scrivere un blog che racconti cosa facciamo durante il campo di volontariato a Trujillo, Perù. Peccato però che, anche questo anno, non sono tra le quattro mura del Caef, a scrivere esausta dopo una giornata d’agosto passata a correre da una parte all’altra della mia casa peruviana. Anzi, è una mattina di ottobre e a dirla tutta dovrei lavorare invece che scrivere questo resoconto.

Anche questo ottobre, come sapete se state seguendo il blog, stiamo facendo un campo a distanza. È dura vedere i bambini solo al di là dello schermo, è dura persino dover preparare e spiegare le attività senza essere interrotti duemila volte dalle loro urla e risate. Ma, come ci disse Maria Josè lo scorso anno, dobbiamo approfittare di quello che la tecnologia ci offre: un ponte tra Europa e Perù.

Dico Europa perché questo anno ho deciso di portare i bambini in Spagna, a Siviglia, con l’aiuto di Melara.

Come avrete tutti capito, il tema di questo anno è il viaggio. Allora io e Melara ci siamo impegnati per portare un po’ di Siviglia a Trujillo, abbiamo mostrato come si cucina una tortilla (a dirla tutta io ho solo registrato il video e messo le cipolle a soffriggere) e come costruire delle nacchere per ballare il flamenco.

Mentre a metà agosto filmavo la Cattedrale di Siviglia, il parco di Maria Luisa (che continuavo a pronunciare male), le vie del centro, pensavo a quanto fosse ingiusto: noi ce ne andavamo a spasso per la città, liberi, mentre i bambini facevano la loro prima uscita dopo un anno e mezzo (!!) chiusi dentro quattro mura. Come al solito, i bambini del Caef, anche se a distanza, mi insegnano la pazienza e la perseveranza.

Questa pandemia sta inasprendo la separazione tra ricchi e poveri, ci sta mostrando come la salute e le cure spesso non siano un diritto, ma una merce. Come ci ha detto Judith domenica, non possiamo rimanere in silenzio.

Ad una manifestazione femminista di tanti anni fa, a Barcellona, c’era un cartello che recitava “Nos quisieron enterrar, però no sabian que eramos semillas” (Volevano seppellirci, ma non sapevano che siamo semi). Mi ricordo che feci la foto e la mandai immediatamente a Vanessa, una educatrice del Caef: quella frase mi riportava alla mente non solo la grande forza che anima le donne peruviane, a cominciare da Judith, ma soprattutto quello che fa il Caef con i piccoli semi maltrattati che bussano alla sua porta.

Il nostro impegno, come volontari della compagnia del Perù, è fare sì che quel giardino dove stanno fiorendo tanti semi non venga abbandonato.

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