Dia 15 – COME UNA DOMENICA ORDINARIA PUÒ DIVENTARE STRAORDINARIA

La giornata di oggi é iniziata come una normalissima domenica che sarebbe potuta essere una domenica durante un campo; sveglia tardi, una gita fuori porta per passare qualche ora con amici, un pranzo condito da chiacchere a volontà sotto un sole frizzantino di ottobre che poteva quasi essere il sole di Huanchaco di agosto.

Verso le 4 però cambia tutto; inizio ad avere quel formicolio che mi ricorda che sto improvvisamente tornando a casa e ricominciare a vivere con loro, fianco a fianco, e così dalla macchina apro Zoom e ci ritroviamo in una perfetta domenica di Agosto en Octubre; oggi ci riuniamo per la presentazione di Maria José e Judith sulla situazione in Perù e su quella della Casa che un po’ tutti aspettiamo, nonostante continuiamo ad essere sempre aggiornati, con la speranza di trovare degli spiragli di buone notizie nei loro discorsi.
Incredibilmente appena iniziamo a collegarci noi volontari e donatori, si collegano anche dal Perù senza farci aspettare. E così i primi 10 minuti passano nella spensieratezza di Judith che a uno a uno ci chiama, ci regala una parola gentile e ci ricorda i momenti migliori passati insieme.
Improvvisamente mi sento seduta nel comedor, ad aspettare che arrivino gli ultimi andati di corsa in camera a prendere il quadernino che si erano dimenticati.
Le carezze di Judith ci fanno sorridere, ci danno la possibilità di immergerci nei ricordi di quegli agosto che tanto ci mancano e che non vediamo l’ora di poter rivivere.
Dopo i dieci minuti accademici Maria José inizia la presentazione: ripercorriamo insieme gli ultimi due anni di vita del Perù. La chiusura totale della casa con i turni mensili degli educatori per fare in modo che si evitasse qualsiasi tipo di rischio.
La difficoltà della didattica a distanza per i nostri bambini perché sono in 20, i professori esigenti e mal organizzati, con piattaforme diverse, compiti mandati tramite canali non ufficiali e il bisogno di molti dei nostri bambini di non stare davanti a uno schermo ma avere un educatore con cui parlare e crescere.
 
Davanti alle sfide che ci ha messo il Covid abbiamo ancora una volta però la certezza che il Caef non si è mai lasciato abbattere, mettendo sempre e comunque in primo piano i bambini e i loro bisogni. Visto che la scuola rimarrà chiusa fino a fine 2022 hanno ottenuto di potersi assumere l’educazione dei bambini più problematici a cui la Dad stava solo aumentando i problemi di apprendimento e di crescita.
Il Caef continua a crescere, a mettersi in discussione nelle assemblee con gli altri centri di accoglienza; viene preso da esempio e presto potrà essere accreditato per insegnare il suo metodo di gestione e di tutela dei bambini agli altri CAR dove purtroppo l’attenzione del bambino non sempre è messo al primo posto.
Presto infatti tutti i centri per bambini dovranno modificarsi, assomigliare sempre più ad una casa, in modo da non abituare i bambini alle strutture ma puntare sempre al reinserimento del bambino in una famiglia e non puntando all’internamento dello stesso; cambiamenti che porteranno a spostare gli uffici da altre parti.
Contemporaneamente Judith, come presidentessa della Red Cenares – rete che riunisce i centri di accoglienza a livello prima regionale e poi statale – porta avanti una lotta continua, finalmente lo stato li riconosce come un’organizzazione di supporto, ora i prossimi tre obbiettivi sono
  • – una campagna nazionale contro la violenza statale sui minori, purtroppo ancora troppo utilizzata come atto di educazione anche a scuola sui bambini,
  • – il fatto che lo stato riconosca economicamente degli aiuti ai centri per il sostegno dei bambini accolti, attualmente in Perù tutti i centri che hanno una buona gestione sono centri sostenuti economicamente da organizzazioni straniere dove lo stato ha un ruolo di controllo ma non di sostegno.
  • – una maggior tutela dei minori nei momenti più delicati, ovvero quando sono sotto processo del giudice o in commissariato, non esistono infatti dei luoghi sicuri dove i bambini possano parlare e sentirsi accolti senza dover subire un’ulteriore trauma da parte degli officiali statali che li interrogano in mezzo a tutti, senza privacy e senza sicurezza.
  • Inoltre si chiede un aiuto statale per tutti i ragazzi adolescenti che devono uscire dai centri per poter iniziare ad essere indipendenti.
Nelle parole di Judith si sente la forza di una donna che non ha mai smesso di lottare, che adesso con il nuovo governo, seppur instabile, inizia a sentire che le sue battaglie potrebbero non essere vane, i suoi bambini e le storie passate per il Caef le danno la spinta per andare avanti e non darsi per vinta mai, nonostante lo sconforto nel sentire un governo che il più delle volte si è girato dall’altra parte guardando solo i propri ritorni e non gli ultimi
.
Dopo quasi due ore di riunione Judith vuole lasciarci con la sua preghiera, ricordando a tutti l’importanza del loro lavoro e del nostro sostegno per tutti i bambini passati per il Caef

La nostra missione è seminare, parlare e lavorare; 

il raccolto e il successo saranno di Dio;

noi seminatori non siamo alla ricerca del successo, 

siamo solamente alla ricerca della giustizia, 

non possiamo rimanere in silenzio, paralizzati davanti agli abusi

non lasciare che l’odio e la violenza trionfino sul bene.

Questo ci da la forza per poter andare avanti; 

sapendo che la sua battaglia non è solamente sua, ma di tutti noi guidati da Dio.

La bellezza di questi momenti è indescrivibile, ci si ritrova incantati davanti a uno schermo a condividere un sentimento comune e sentendoci incredibilmente vicini in quell’abbraccio dolce ed emotivamente forte che solo chi ha vissuto lottando per la giustizia sa darci.

L’emozione e le lacrime vengono spezzate dall’arrivo dei bambini che su tablet diversi iniziano a salutare tutti noi, meravigliandosi ogni volta di vederci; è quindi il loro “Holaaaaa!” a farci uscire dalla commozione e a farci entrare nel secondo grande momento di condivisione della giornata, la messa.
Riuniti nella preghiera ascoltiamo quindi le parole di Padrecito e di Fran, scolastico spagnolo, che oggi si è unito a noi.
Riprendono nell’omelia la preghiera di Judith ricordando a tutti noi la ricerca della ricchezza materiale rende la nostra vita vuota e triste, mentre avere come obiettivo seminare significa volersi aprire e camminare con Dio, seguendo il senso vero della vita.
Come ogni domenica chi non smette di stupirci sono i bambini: attenti, bisognosi di un momento per rileggersi ed ascoltarsi e che con le loro preghiere ricordano le loro famiglie, pregano per i più deboli e per chi vive in strada chiedendo a Dio di dargli la forza e l’amore per continuare a vivere in pace.
Loro così piccoli ci ricordano ogni volta l’importanza di sentirci sempre fortunati per le nostre vite, la piccolezza dei nostri problemi e il bisogno incredibile che hanno del nostro lavoro per continuare a guadagnarsi il futuro che si meritano.
La preghiera si conclude e ci lasciamo con la speranza di rivederci il prima possibile per poter condividere nuovamente le nostre vite tenendoci per mano fianco a fianco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *