Dia 12 – Quello che facciamo ai nostri mari

Viaggiare è sicuramente una delle due cose più belle che il Covid ha tolto alle nostre vite, subito dopo la libertà di abbracciarci. Non avere la possibilità di decidere liberamente dove andare, quando e come farlo è sicuramente una delle cose che mi ha provocato più malessere in questi quasi due anni.

Il viaggio è sempre stato parte fondamentale della mia vita, da quando ne ho avuto la possibilità l’ho fatto, tanto, da sola, con amici, con la famiglia e poi con i miei figli. Viaggi lontani, alla scoperta dei luoghi e delle persone che li abitavano. Come mi riempie viaggiare! mi rinnova, mi apre la mente e mi calma. Organizzare i miei viaggi, studiare i posti dove devo andare, mi da un senso di eccitazione mista ad emozione, che sono la benzina del mio motore.

Ma, se andare in giro per il mondo mi manca 100, andare in Perù mi manca 1 milione. Sì, perché andare in Perù non vuol dire solo viaggiare, vuol dire andare in un paese che amo, dove ho una casa e una famiglia.

Io sono Ambra, ho 35 anni e vado in Perù da quando ne avevo solo 20. Detta così sembra di essere seduti in cerchio in un gruppo di ascolto, ma in realtà non sarebbe così male: il Perù provoca dipendenza, potrei contare almeno altre 10 persone sicure in questo gruppo con me!

Mi dedico al Caef e alle sue persone da quando l’ho conosciuto, prima come volontaria, sia qui che in Perù, poi come dipendente: nel 2018 sono uscita dal consiglio direttivo della Compagnia del Perù per lavorare all’ufficio Fundraising, dove oggi insieme alla mia grande compagna di viaggio Nicoletta, divido il lavoro di comunicazione e ricerca fondi qui in Italia.

Negli ultimi anni, fino a prima del Covid, non mi sono mai fatta mancare un viaggio in Perù, al Caef (ho saltato solo l’anno della gravidanza della mia prima figlia, portata in Perù ad 1 anni di vita). Invece adesso sono 2 anni che manchiamo in quella casetta speciale della Campina de Moche, due anni che proviamo a sostituire il campo di volontariato con un campo a distanza, organizzando tutta una serie di attività e giochi che i bambini seguono attraverso le piattaforme online. Devo ammettere che la fortuna di avere a disposizione tanti strumenti tecnologici ci ha aiutato, ma nessuno di noi si è, nè si vuole abituare a questa distanza: l’Abbraccio della Casa de Tuty manca troppo a tutti.

Ad ogni modo, quest’anno, proprio per andare ancora più oltre le distanze, abbiamo pensato di portare i bambini virtualmente in viaggio alla scoperta delle nostre città, cercando anche di unire a questo viaggio la riflessione sull’importanza della tutela ambientale e non potevo di certo esimermi.

Io li ho portati con me al mare, a Fregene (Roma), dove vivo da 2 anni con mio marito e i miei due bambini. Insieme abbiamo scoperto le spiagge romane, ma soprattutto quello che il mare porta sulle spiagge a causa dell’inquinamento provocato dall’uomo: i rifiuti, principalmente di plastica.

Ho cercato di aprire una riflessione sull’importanza dell’impegno da parte di tutti noi nel limitare la produzione di rifiuti in generale, ma ancora di più quelli di plastica. Purtroppo ancora oggi sono troppo poche le persone sensibili al tema, per questo trovo fondamentale che soprattutto i bambini e i giovani siano informati e capaci di agire in senso contrario alle masse. Ne vale del loro futuro, perché di questo passo non resterà niente per loro, e la natura ce lo sta dicendo in tutti i modi.

Dopo aver fatto un giro in spiaggia e raccolto i rifiuti che ho trovato, ho mostrato ai bambini il bottino di guerra (principalmente plastica ovviamente) e poi li ho invitati ad andare a cercare nella spazzatura di casa la tipologia di rifiuti prodotti, per riflettere sul riuso e riciclo dei nostri rifiuti.  L’ho fatto anche io a casa mia e ho proposto la trasformazione di lattine di legumi e bottiglie di detersivo in vasi per piante.

Ai ragazzi grandi invece ho chiesto di informarsi sulle isole di plastica presenti negli oceani e fare un laboratorio di spiegazione a tutti.

Spero di non aver annoiato troppo i bambini, ahah…ma ecco cosa hanno saputo creare: un pesce che si ribella contro il mondo che lo avvelena!

Ambra, Roma

P.S. se volete informarvi sull’inquinamento provocato dalla plastica e su come evitarla vi consiglio la visione del mio video qui.

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