Dia 19 – Un dono posto nelle nostre mani

Sono le ore 19 in Italia e la nostra domenica è stata caratterizzata da nuove restrizioni e preoccupazioni legate a ciò che il mondo intero si trova ad affrontare. Mi trovo in casa, da sola leggo per una decina di volte a voce alta il discurso che da lì a poco mi troverò a fare in collegamento con varie città e con i bambini della casa. Non mi stanco di leggere e rileggere questo mese appena trascorso, le idee e le opere dei volontari che hanno voluto rivivere il campo anche se a distanza. Mi preparo; tolgo la felpa di casa, quella macchiata di cucina, che sarebbe invece il vestito più consono al Caef dopo un mese di lavoro ma oggi sento di dover dare valore a questo momento. In realtà non faccio granché: un filo di trucco, una camicia sopra i leggins da corsa e una collana di nessun valore monetario ed eccomi pronta. Pian pianino si collegano tutti i volontari che come mi vedono affermano: “Titti, come sei elengante oggi!” e sorrido, perché è ciò che accade in Perù: basta un minimo di cura in più rispetto alla vita quotidiana, una camicia di cotone e un poco di ombretto per sembrare pronta per un ballo a corte.

Finalmente siamo tutti pronti; noi chiudiamo i nostri microfoni e via alle danze: primi i piccolini con la mitica maglietta <romanisti di nasce>, poi i più grandi con una danza dal titolo Madre Tierra; li guardiamo felici mentre si esibiscono per noi, con la cura e l’impegno che hanno messo in tutto quello che gli abbiamo proposto in questo mese.

Partono gli applausi ma non c’è tempo di un bis che subito mi viene data la parola: “Agosto en Octubre è stato un mese di speranza, quella che il virus cerca in tutti i modi di toglierci.” e così inizio il mio discorso a nome della Onlus per rivivere e ringraziare per questo mese. Mentre le mie parole vengono tradotte da Ambra, mi volgo a guardare gli occhi prima dei volontari che mi ascoltano, i loro sguardi sono ricchi di emozioni e storie che in questi anni hanno reso la mia vita piena. Poi guardo Judith, la nuestra Mami peruana e scorgo in lei molta attenzione a ciò che sto dicendo. Finisco tra le lacrime di Ambra e l’emozione del valore dell’ultima frase che pronuncio: “… e allora mi ricordo del grande dono che mi è stato messo fra le mani e di cui devo, insieme a tutti voi, prendermi cura.” riguardo Judith e incontro lo sguardo di chi mi ama in modo incondizionato e mi lascio andare ad un sorriso che cerca di nascondere la forte commozione che sento.

Ma per fortuna in Perù i ritmi rimangono serrati ed ecco Y. che mi ruba la parola e si piazza davanti alla telecamera. Ha voluto anche lui dirci qualcosa: “Prima di tutto voglio ringraziare Dio per averci permesso di riunirci nostante la distanza, di averci regalato una giornata meravigliosa..”; mi trovo ad ascoltare un ragazzo di 17 anni, che conosco da quando ne aveva appena 9 e vedo in lui tutto il valore di questi anni di lavoro. Lo ascolto nella semplicità del suo discorso che racchiude però una dolcezza infinita e la consapevolezza di ciò che è stato fatto per loro e per noi in questo mese.

Ora però è il turno di Judith, il momento tanto atteso da tutti noi: “Non voglio chiederti niente perché mi hai dato tutto… Sei nelle mie preghiere e quando sento l’amore delle persone che ho vicino, voglio dirti grazie…”; le sue parole sono un inno a Dio, un ringraziamento, la preghiera di una donna che riconosce la mano amorevole del Signore anche nell’oscurità del dolore che questa pandemia sta generando in tutto il mondo. Ascoltiamo Mami con estrema attenzione, perché sappiamo che in ogni sua parola c’è un insegnamento per ognuno di noi. Ma non facciamo in tempo a far entrare le sue parole nel nostro cuore che subito riprende la parola per proclamare il tanto atteso volontario dell’anno. Tanti nomi son stati fatti: Pedro, Ambra ma poi viene proclamata la persona di cui noi tutti abbiamo pensato il nome per quest’anno: Ginevra. Lei è stata il via per la costruzione di questo mese; ci ha creduto, ha coinvolto tutti noi in questo progetto che all’inizio poteva sembrare folle. E invece ha avuto ragione di scommettere in noi, nei bambini e nel Caef. Ginevra è sempre stata presente in tutto ciò che abbiamo proposto in questi anni, si è sempre fidata di noi anche quando non comprendeva il perché di alcune decisioni. Per cui oggi siamo tutti felici di questo riconoscimento che volevamo darle. Inizialmente intimidita comincia a ringraziare e poi si lascia andare alle emozioni con il suo dolce sorriso che ci accompagna da ormai tre anni e che ci ha scaldato nei momenti difficili ma anche in quelli pieni di gioia.

La serata si avvia alla conclusione ma c’è ancora il tempo per la proclamazione della squadra vincitrice del campamento. E così ci catapultiamo di nuovo nel comedor per spaccare la piñata insieme a los niños. Il pavimento si riempie di caramelle e Judith ride e i suoi occhi lasciano vedere una felicità immensa sotto la mascherina che la copre; ci sfoglia l’album fotografico dei ricordi, il dono che hanno trovato i bambini nella caccia al tesoro. Un album che racchiude tante foto: sono i momenti più belli che ognuno di noi ha vissuto al Caef, con la nostra famiglia peruana, attraverso quelle immagini ripercorriamo questi anni e ci salutiamo, consapevoli del miracolo che Agosto en Octubre è stato per tutti noi.

Tiziana, 11 despedida – Cagliari

 

Proclazione del volontario dell’anno.

 

Saluto finale di Judith

Traduzione:

Forza ragazzi! Abbiamo dovuto vivere momenti difficili, ma questo mese, questi giorni, sono stati giorni meravigliosi. Tutto è passato al secondo piano e quello che ci rimane è l’emozione e il ricordo di ognuno di voi. Spero che questa pandemia, presto o tardi, possa terminare e che potremmo tornare a darci i mille abbracci che ci sono dovuti.
Stiamo così terminando il nostro campo 2020. Grazie perché oggi abbiamo nei nostri ricordi tutta la forza e l’energia per superare ogni cosa.

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