Dia 15 – Sapere di più per agire meglio

È strano trovarmi a scrivere un articolo per il blog del campo di volontariato, sono passati ormai quattro anni dalla mia ultima esperienza al CAEF, ma in queste settimane ogni volta che ho potuto vedere via zoom la casa, gli operatori e i bambini, come per magia era come se non avessi mai varcato quella porta per tornare in Italia, come se fossi sempre rimasto lì.

Ieri sera Judith e Mary hanno fatto un incontro aperto a volontari e donatori per raccontare la situazione socio-economica del Perù, come era prima della pandemia e come è cambiata da marzo ad oggi, per aiutarci a capire il contesto in cui si colloca l’azione del CAEF. Per questa occasione mi è stato chiesto di dare una mano con la traduzione. In questi anni sia in Perù che in Italia mi è capitato più volte di tradurre Judith e Mary e quando arriva il momento di iniziare mi agito sempre. Ho sempre paura di non riuscire a trasmettere a pieno le forti emozioni che con i loro racconti e con la loro esperienza riescono a provocare in me. La modalità online mi ha permesso di eliminare l’ansia da “pubblico”, così da potermi concentrare meglio sui visi e le voci di Judith e Mary, per cercare di essere il più fedele possibile ai loro concetti e alle loro riflessioni. Ogni volta che ho la fortuna di ascoltare gli operatori del CAEF qualcosa si muove dentro di me, il dolore per le ingiustizie che mis niños hanno dovuto subire sulla loro pelle mi colpisce dritto allo stomaco, percepire la passione di chi lavora con loro ogni giorno mi accende invece il cuore di speranza.

Dopo il resoconto su quest’anno si sono collegati con noi anche i bambini della casa che ci hanno regalato una canzone, vedere i loro visi, quanto sono cresciuti è stata un’emozione fortissima che mi ha riempito come sempre di gioia e di energia nonostante la distanza, non solo fisica, che divide la mia vita dalle loro.

Abbiamo poi proseguito con la messa celebrata da Alessandro per tutti noi per poi salutarci. Oltre ai tanti volontari è stato bello vedere che si erano collegate anche persone che non sono mai state in Perù, alcuni donatori e anche una coppia che ha adottato una bambina del CAEF, che ha potuto salutare i volontari e Judith. C’erano anche i genitori di alcuni volontari, tra cui i miei. Condividere con loro il mio amore per questo luogo e queste persone mi ha emozionato come forse non avrei pensato, vedere Judith  salutarli con un bel ricordo del loro incontro mi ha fatto scendere una lacrimuccia, il CAEF riesce sempre in modi diversi a farmi commuovere, ed è una cosa che stavo iniziando a dimenticare e che questa situazione così particolare mi sta ricordando.

Checco, Cagliari


 

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