Dia 14 – Mani in pasta!

E’ davvero strano scrivere questo blog trovandomi a migliaia di km di distanza dal CAEF (10737 km per l’esattezza, come mi disse Google maps in un giorno di particolare nostalgia in cui avevo bisogno, non chiedetemi perché,di quantificare la distanza precisa che separava la mia casa romana da quella peruviana). E’ un modo per prendermi del tempo per me, del tempo per catapultarmi lì e condividere con voi tutto ciò che mi travolge una volta varcata la soglia di quella porta.

Quando mi chiesero di organizzare un’attività per questo campo a distanza ho subito pensato alla pasta di sale. Ricordo che da piccola, quando un’influenza mi costringeva qualche giorno a casa,allora per non farmi annoiare mamma si metteva con me in cucina a impiastricciare.

Certo, la situazione che obbligava i bambini a casa non era un banale malanno stagionale e non si trattava solo di qualche giorno ma forse poteva andar bene lo stesso. “Potete creare, se vi va, con la pasta di sale un’emozione, una cosa, una persona di cui sentite la mancanza in questo periodo”. Io , come vedete, ho provato a riprodurre le onde del mare, perché se c’è un posto dove mi è mancato correre nei momenti di paura, di asfissia, di apatia che hanno fatto parte del mio lockdown quello è di sicuro il mio mare.”

E mentre spiegavo tutto questo davanti alla webcam del computer, col mio spagnolo un po’ arruginito, facendo più e più prove,per un attimo mi è sembrato di essere lì, attorno al tavolo del refettorio, la prima a rompere il ghiaccio seguita poi dagli interventi di tutti loro, ognuno a raccontare ciò che aveva realizzato e perché.

Funzionava così con il gruppo degli adolescenti: apparentemente diffidenti all’inizio ma sempre più disposti, nel corso del campo, a condividere pezzi di sé, a darti fiducia, ad aprirsi con te anche in modi e su temi inaspettati. Fu un gran regalo per me. Ed è per godere ancora un po’ di questo regalo che oggi avrei desiderato teletrasportarmi in Perù, stare con le mani in pasta insieme a loro, scoprirli ancora, scoprirmi ancora, essere interrotta più volte da A. mentre provo a spiegare l’attività, sentirmi chiedere da M. se posso mettergli un po’ di musica dal mio Spotify, che l’avrebbe aiutata a concentrarsi, spronare un po’ T. nello scegliere cosa voler rappresentare e poi ascoltarli uno ad uno, condividendo chi un po’ di più ,chi un po’ di meno con la promessa di un ballo o un gioco finale se avessimo finito abbastanza prima della Messa.

Io non so come stiano vivendo questo tempo di reclusione, mi piacerebbe chiederglielo, non so se stiano soffrendo tanto quanto ho sofferto io il non poter avere contatto con le altre persone, non so se stiano capendo come ho capito io, nella mancanza, di quante parti apprezzabili è composta la mia vita, mi piace pensare che arriverà presto il giorno in cui ci rivedremo e potremo farci queste domande.

Nel frattempo la mia speranza è di riuscire a impacchettare e fargli recapitare, con questo Campo a distanza, sicuramente pieno di imprevisti e di connessioni internet lente e di fusi orari e di abbracci mancati e di sguardi solo raffigurati mentalmente, tutta la premura e l’amore che ci lega indissolubilmente a loro, i nostri fratelli peruviani.

Azzurra, Roma


 

Video e attività proposte dai volontari per il giorno 14 del Campo a distanza

 

 


 

I bambini della Casa de Tuty all’opera!!

 

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