Dia 8 – Una messa mancata: gli “imprevisti” quotidiani del nostro campo

Mai avrei pensato di scrivere una pagina del blog dalla mia stanza di Roma. Sono passati mesi dalla notizia dell’annullamento del campo e ancora stento a farmene una ragione.

In questi tre anni il Caef mi ha insegnato a circoscrivere la paura, a dargli un nome, a esorcizzarla: come farlo in questo momento così difficile? Dall’inizio della pandemia non c’è stato un giorno in cui non abbia pensato alla possibile percezione di questo momento storico da parte dei ragazzi e dei bambini della casa, alle loro preoccupazioni, al loro comportamento di fronte a un mostro sconosciuto e inaspettato. Insieme all’attesa del maledetto bollettino della protezione civile c’era – e c’è ancora – quella delle notizie dalla casa di Tuty sullo stato dei bambini e sulla situazione in Perù.

Oggi più di sempre vorrei poter essere lì con loro: svegliarmi per via delle loro urla e pallonate contro la porta, accompagnarli a scuola mano nella mano, aspettarli in casa con un mucchio di attività pronte da svolgere insieme, sempre. Quello di quest’anno doveva essere il mio terzo campo, “quello della maturità” a detta dei volontari più anziani (non me ne vogliate); scorro le note del mio telefono, l’occhio si sofferma su una scritta la sera del 3 agosto 2019: “vado a letto con il cuore pieno, il fatidico giorno atteso da ormai un anno è arrivato.. si torna a casa!”. Ecco, quest’anno non ho potuto rivivere la stessa emozione ma, grazie all’aiuto di diversi volontari, la magia da campo non si è persa. “#agustoenoctubre” recita lo slogan del nostro campo a distanza! Dopo mesi di rifiniture, i ragazzi della casa sono stati occupati in diverse attività preparate da  noi volontari e trasmesse tramite un pc; vederli a lavoro con la stessa carica di sempre, gli stessi occhi sognanti, mi ha riportato lì, nel mio posto del cuore…con le mie persone del cuore. Non so quando potrò tornare ad abbracciarli ma, per il momento, mi faccio bastare le nostre urla di gioia dietro gli schermi.

Alice, Roma

 

Eccomi una settimana dopo di nuovo in Perù; questa volta accanto a me c’è Toti, un volontario di Torino che si trova a Cagliari in vacanza e questa domenica abbiamo deciso di trascorrere insieme qualche momento nella nostra casa.

In verità il collegamento sarebbe dovuto essere alle 18.30 per un momento di incontro e racconto ma siccome siamo in Agosto en Octubre, non potevano mancare gli imprevisti del campo e per mancanza dell’elettricità durante tutta la giornata, il nostro taller e la messa che sarebbe seguita, si sono trasformati in un piccolo incontro di preghiera a cui hanno partecipato tutti i ragazzi grandi del Caef. E’ stato molto intenso anche se breve; dopo la lettura del Vangelo ognuno ha potuto pregare, ringraziare, commuoversi. Ciò che ci colpisce è che tutte le preghiere dei ragazzi sono rivolte agli altri: ognuno prega perché finiscano le sofferenze di chi vive questo momento difficile. Ancora una volta una lezione da parte dei nostri niños, che incessantemente ci insegnano a volgere lo sguardo verso chi ha bisogno e non sulle nostre necessità. Judith li chiama uno ad uno e ascolta con attenzione ogni singola parola con un sorriso immenso che accoglie ogni singolo momento che stiamo vivendo.

Concludiamo con il Padre Nostro, ognuno nella sua lingua ma con uguale senso di gratitudine per questi momenti di inestimabile valore. Rimane il tempo per scambiare due chiacchiere con i ragazzi; chiedo loro delle attività che stanno facendo: sono entusiasti per tutte anche se le ragazze confessano una preferenza per la clase de baile della profe Eleonora a cui mandano saluti anche se in quel momento si trovava a lavoro. Ci salutiamo e io dentro sento una gioia indescrivibile per sentire la complicità tra loro e me ancora intatta nonostante la distanza e il tempo che ci separano.

Titti, per la seconda volta

 

 

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