Osver

Da piccoli non si considera la dimensione effettiva della vita, quanto duri possano essere alcuni momenti, e quanti dubbi e domande facciano crescere dentro di noi. Mi è toccata un’infanzia difficile per l’assenza forzata di mia madre, che è morta quando avevo solo sei mesi, l’assenza per scelta di mio padre e la lontananza dei miei fratelli, per decisione degli adulti.

Ho dovuto imparare che gli zii non necessariamente sono sinonimo di complicità e che i nonni molte volte non sono riflesso di affetto e bontà. Ho dovuto imparare a lavorare a 4 anni (dovevo portare galloni d’acqua ai nostri vicini che mi pagavamo qualche centesimo), imparare che la vita ha dei picchi alti di dolore ma anche momenti di conforto, quel conforto che ho sentito quando sono arrivato al Caef. Ho sentito l’amore vero di quelle persone che si sono prese cura di me, che passavano ore a darmi da mangiare e da bere e a curare le mie ferite.

Oggi a voce alta posso affermare che nel mio cuore ci sono tutte quelle persone che sono passate nella mia via, e che sono state il mio primo medico, il mio primo amico, la mia prima insegnante, il mio primo confidente, il mio primo protettore, tutte hanno formato la persona che sono oggi.

Molte volte diciamo che il Caef è una famiglia, e anche possa sembrare banale, è davvero così! Siamo una grande famiglia capace di superare i muri del dolore, della differenza di pelle, di razza, di religione, di condizione, di pensiero e di comprenderci nel silenzio del nostro dolore. Con il tempo sono cresciuto e sono diventato forte. Ho sentito che potevo cambiare il mio mondo, mi sono concesso di guardare mio padre senza dolore e senza rancore, di pranzare con quegli zii che mi avevano abbandonato quando ero piccolo, di conoscere i miei fratelli e dare loro l’opportunità di conoscere l’uomo che sono diventato grazie al Caef, con i valori della forza, del coraggio e dell’onestà.

Oggi posso dire che non c’è più dolore in me, ma speranza e fede. Oggi sono cresciuto e posso abbracciare i miei fratelli più piccoli del Caef, quelli che ancora si fanno domande sulla propria famiglia, quelli che hanno ancora molto dolore, ferite visibili e altre invisibili. Li posso guardare negli occhi, prendermi cura di loro e guidarli, posso dirgli che so quello che stanno provando, e che con il tempo passerà e il dolore finirà. Che arriverà il momento in cui il dolore si convertirà in gratitudine per quelle persone del Caef che hanno assunto il ruolo di padri, madri, fratelli e guide. Che il tempo ci dà l’opportunità di avere un’altra famiglia, non quella di sangue, ma quella dell’amore, e questo amore è talmente puro che non ha dimensione.

Oggi sento un’immensa gratitudine per tutte le persone mi amano, che mi hanno amato e che sono parte della mia vita e della mia storia. Molte volte ho sentito dire che la vita ha un significato a seconda delle persone che incontriamo, quelle che tocchiamo con l’anima e quelle che ci influenzano. Io voglio ringraziare ognuno di voi perché mi avete influenzato in modo positivo e siete parte della mia vita.

Grazie a tutti coloro che si impegnano per sostenere la nostra casa e il nostro progetto, voglio dirvi che il vostro apporto permette di cambiare vite, cambiare realtà e cambiare quel sentimento di dolore in speranza.
Oggi con i miei 24 anni, ingegnere industriale, lavoratore di una grande impresa, membro di una famiglia meravigliosa, voce del consiglio direttivo del Caef, voglio dirvi che Voi avete segnato la differenza nella mia vita e per questo vi sarò
sempre grato.

Osver, 26 anni (di cui 22 vissuti con la famiglia Caef).

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