Día 21- V di visite, V di venerdì

Il risveglio stamattina è stato un po’ traumatico, la sveglia non ha suonato e sono le 7:10 e devo accompagnare i bambini a scuola. Mi infilo le prime cose che vedo e corro al piano di sotto. Subito L. mi prende per mano e insieme varchiamo la porta di questa casa speciale dove la magia è all’ordine del giorno. Oggi però l’ingresso è anche più bello perché spicca un bel colore acceso, quel giallo che tanto mi piace. A rinnovare la facciata siamo stati proprio noi italiani, io a dire il vero ho solo decorato le pietre all’ingresso mentre il vero lavoro è stato saggiamente condotto da Simone a da tutta la sua equipo che con tanta fatica ha reso ancora più bella la casa de tuty, sempre ammesso che potesse esserlo più di così. Quello che richiama la mia attenzione è una pietra che riporta due iniziali: E.A che sono proprio la mia e quella di una ragazza del Caef che da un anno a questa parte ha conquistato il mio cuore. Dai, forse non proprio tutto il cuore, ma solo perché lascio spazio anche a tutti gli altri bambini della casa. La cosa più bella è che è stata proprio una sua idea quella di lasciare questo ricordo indelebile. La sua storia fa parte del mio vissuto in questi due campi. A. un anno fa non sapeva nemmeno scrivere così, dopo giorni passati a insegnarle come si fa, vederla intenta a farlo mi emoziona tantissimo così questa pietra è un po’ la metafora del nostro rapporto, così semplice ma così indelebile. Indelebile come la sua storia che ha deciso di raccontarmi, con quelle parole che risuonano nella mia mente e che custodirò gelosamente nella mia vita di tutti i giorni. Anche se non riesco a capacitarmi di come sia possibile che a soli quindici anni si possa aver già vissuto così tanta sofferenza. Ma A. oggi và a scuola e se questo avviene è perché è vero che in questa casa succedono miracoli.

Il dìa de hoy inizia tra lavori manuali, preparazione della presentazione delle attività che abbiamo svolto questo mese da mostrare a tutto il resto del gruppo e delle educatrici. Tutti siamo a lavoro, nessuno escluso. Posso affermare che dopo la tempesta sia arrivato il sereno perché i giorni precedenti sono stati accompagnati da innumerevoli discussioni. Come è normale che succeda in una grande famiglia in cui gli spazi sono ristretti e ciascuno ha delle esigenze diverse. Forse però sono stati necessari perché sono stati poi seguiti dai giorni più belli ed intensi del campo, inevitabilmente gli ultimi, dove ciascun attimo è prezioso e vorresti davvero che non finissero mai.

Come un battito di ciglia, la mattinata vola ed è già arrivato il momento di andare a prendere i nanerottoli a scuola. Stavolta magari cerco di stare un po’ più attenta a M. visto che l’ultima volta, mentre mi abbracciava per salutarmi, mi ha attaccato della plastilina nei capelli e subito un’altra ciocca è stata tagliata via. Non facciamo in tempo a tornare a casa che subito io e Titti dobbiamo tornare indietro a riprendere anche i bambini un po’ più grandi perché la situazione al Caef è un po’ movimentata. Da buone sarde testarde quali siamo, non ci perdiamo d’animo e torniamo indietro con il sorriso. Questo momento è per noi impagabile perché ci vengono incontro mentre corrono come pazzi come se avessero aspettato solo noi per tutto il tempo. Ci esibiscono come trofei con i loro amici, ci prendono per mano orgogliosi e ci presentano a tutta la scuola. Penso che ognuno di noi nella vita si meriti questo tipo di amore incondizionato.

Oggi la situazione nella casa è agitata, come dicevo, per un motivo speciale perché arriverà una nuova ragazza. L’emozione si respira nell’aria ed è mescolata alla curiosità dei bambini che da lì a poco avranno una nuova companera con cui condividere lo stesso tetto. Descrivere questo incontro non è facile, ci vuole del tempo per metabolizzare. V. ha degli occhi che hanno tanto da raccontare e spero che questa casa possa darle l’occasione di farlo. Credo nello spirito di accoglienza di tutti i chicos e della loro capacità di comprensione, condivisone, rispetto e tante altre qualità che esprimono nella vita di tutti i giorni, nei piccoli gesti. Come quando giocano a palla prigioniera con noi ragazze e la tirano despacio per non farci male (quando sono abituati a tirarsi pallonate fortissime).

La giornata di oggi prosegue in maniera speciale. Forse la mia mente non vuole rendersi conto che oggi è venerdì e ci sono le visite, esattamente come gli anni scorsi ci sono persone che vengono a trovare i bambini. Inutile non notare lo sguardo di K. che aspetta anche questa settimana che qualcuno venga a salutarla, abbracciarla. Qualcuno che venga a chiederle come sta, a farle notare quanto lei sia bella e cresciuta, a chiederle se ha mangiato, se ha indossato i vestiti puliti… qualcuno che sia mamma insomma. Purtroppo però nessuno è poi arrivato. Come spiegare ad una bambina di 8 anni come questo sia, purtroppo, possibile non riesco a scriverlo, forse perché una spiegazione non c’è.

Arrivano poi le future madrine dei bambini che domani verranno battezzati. Si tratta di una famiglia che sostiene tanto il Caef e che ha avuto questo privilegio. Così portano con sé i vestiti che hanno comprato per i bambini come regalo di questo giorno speciale. Sono bianchi e candidi e sono i più belli che qui possano esserci in circolazione. Come i famosi vestiti delle domenica che un tempo si conservano per le occasioni speciali, guai a toccarli il resto della settimana.

Continuano le visite per i tre fratellini: è arrivata la zia e porta con sé una torta di compleanno. Un po’ stupiti ci chiediamo come mai e subito scopriamo che ieri era il compleanno di B., una di loro. Ebbene si, neanche lei lo ricordava quindi nessuno di noi poteva saperlo. Questo succede ai bambini di questo paese. Mi vengono in mente tutti i miei compleanni, le feste senza fine, gli innumerevoli regali. Non siate tristi però, B. ha poi ricevuto una festa fantastica in nostra compagnia. Non per ripetermi ma io ve l’ho detto che questo posto è magico. Magico come quei balli spensierati, quei trenini un po’ goffi, quelle torte peruviane con la panna e i canditi chimici come le pozioni delle streghe, come feliz cumple cantato ripetutamente e poi accompagnato da buon compleanno, happy birthday e chi più ne ha più ne metta. Magici come quegli abbracci alla festeggiata, le benedizioni di Judith con l’intento di riporre tutta la fortuna e felicità del mondo solo su di lei. Come quei momenti che impacchetti e te li metti in valigia per tirarli fuori quando ti sembra di essere sfortunato.

 

Mi ritrovo a godermi uno spiraglio di sole nei gradini del Caef quando improvvisamente entra un’altra persona a fare visita ad un bimbo speciale. Subito il mio cuore si ferma, porta con se un grande significato per me. Si tratta della madre di D. che l’anno scorso ha toccato la mia anima quando, incinta, aveva chiesto di potermi parlare per ricevere dei consigli proprio durante una delle visite. Sempre di venerdì, ma stavolta la mia mente non è riuscita a collegare che potesse succedere, un’altra volta. Quella che l’anno scorso era una pancia si è trasformata in una carrozzina che trasporta una bambina bellissima. Goffamente cerco lo sguardo di qualche altro volontario, ho bisogno di aiuto, non me l’aspettavo questo incontro e faccio fatica a trattenere le lacrime. In quella frazione di secondo cerco di capire come poter reagire, come poter essere discreta davanti agli occhi dei bambini che mi stanno accanto. Così decido di affrontare la situazione, ma sopratutto me stessa per vincere la paura. Chiedo ad una delle educatrici se posso salutarla e così mi ritrovo a rivedere quegli stessi occhi. Inutile dirvi quanto fossi incredula nel momento in cui si è ricordata di me, come se il tempo non fosse passato e come se anche io avessi lasciato in lei un segno. Non sarà mai neanche la metà di quello che lei ha lasciato in me. Mi vengono subito in mente tutte le volte in cui ho pensato a loro, a quanto mi facesse soffrire sapere che la vita spesso è così tanto crudele. Non ho il tempo neanche di realizzarlo che subito mi trovo con questa splendida creatura tra le braccia. Ancora una volta due occhi neri che brillano mentre mi guardano, quegli stessi occhi di sua madre. Felice nel vedere che stia bene, il mio cuore si ferma del tutto quando la madre mi chiede se voglio battezzarla, che cercava proprio una madrina per lei. Chi mi conosce sa quanto io abbia questo desiderio che ad oggi non è stato realizzato. Paradossale che mi venga chiesto proprio così, in questo luogo così lontano. Ovviamente è difficile poterle spiegare che tutto questo non è possibile nonostante la volontà mi avrebbe permesso di farlo in quel momento stesso. La saluto e cerco di inglobare e raccogliere tutta l’energia che questo incontro lascia dentro di me. Non c’è tempo per fermarsi, mi asciugo le lacrime che ho lasciato scorrere timidamente e di nascosto dai bambini e mi rimbocco le maniche perché i ragazzi hanno bisogno di me. Non dimenticherò mai la madre di D. e la felicità di suo figlio nel rivederla dopo così tanto tempo.

Gli impegni al Caef non sono mai troppi, alle sei inizia la condivisone con gli altri volontari. Quella che da tutti viene chiamata la “poltrona Frau”: siamo chiamati a scegliere chi del gruppo riesca a fare una lettura del nostro campo di volontariato. Le emozioni non sono mai troppe e non si è mai troppo stanchi visto che è durata la bellezza di sei ore. Ci consoliamo anche stavolta con ma magica spaghettata dell’una di notte. Non importa se ne stai mangiando così tanta da non poterti più muovere. L’occhio sarà sempre più grande della pancia e continuerai a metterne altra sul piatto. “Da domani mi limito con il mangiare” come frase del campo.

Ora si è fatto tardi e la mia sveglia suonerà presto nonostante sia sabato perché Judith mi ha dato la possibilità di accompagnare A. a scuola e questo è un giorno speciale visto che ci và solo una volta alla settimana e non mi era mai stato concesso prima. L’emozione è alle stelle, non vedo l’ora che arrivino le sette di mattina!

       Eleonora, 25 anni Cagliari

Commenti

Gianni

Brava Lella… hai trasmesso emozioni forti che rievocherai nei momenti in cui penserai di non aver quelle energie che servono per vivere una vita normale, fatta di compromessi, di maschere e di tanta “sovrastruttura” a cui il mondo occidentale ci ha uniformato. Sono contento che insieme alla tua personalità sia emersa anche la “nostra sardità” fatta di tanta solidarietà.
Un bacio
Papy

Reply
Roberta

Questa volta mi hai lasciato senza parole …. volevo solo fare una riflessione: ma chi è più madrina di un’ostetrica che Assiste alla messa al mondo di un bambino e ne accompagna la crescita? …
Non vediamo l’ora di abbracciarti super Ele , ti vogliamo un bene dell’anima

Reply
Anna

Quando ho iniziato a leggere questa ‘DIA’, ho capito subito che scrivevi tu. Forse perché la magia di cui tu parli è la stessa che ti ha portato lontano da casa per la seconda volta, dalle comodità e dagli affetti. Forse perché hai un cuore grande o forse perché sei un po’ magica anche tu. Buon rientro a casa …. ti aspettiamo
Un abbraccio
Anna

Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *