Día 18 – Un poquito de esperancia

Oggi scriviamo il blog a quattro mani: daremo un duplice punto di vista della vita al Caef e dei servizi che qui si svolgono.

Hola, sono Chiaretta, ho 19 anni e questo è il mio secondo campo in Perù.

Da oramai tre settimane a questa parte, ogni mattina mi sveglio grazie alle mille mila sveglie puntate e mai spente da una delle mitiche compagne di stanza. Pronte ad accompagnare i ragazzi a scuola, io e l’altra sciagurata compagna di disavventure, Laura, abbiamo cercato di mettere un po’ di fretta ai chicos per evitare ritardi a scuola, ottenendo un simpatico risultato: una ragazza stava per entrare in classe con il suo splendido spazzolino che si era dimenticata nella tasca della uniforme!

La mattinata scorre ed arriva il momento tanto rimandato… io, Azzurra e Laura abbiamo deciso di prendere il coraggio a due mani per sistemare la nostra camera che nell’arco di questo mese ha assunto aspetti differenti, da una suite regale si è trasformata in un campo minato che ha testato le nostre abilità motorie per raggiungere i letti.

La giornata prosegue con la riunione tra noi volontari per decidere le attività da proporre ai ragazzi nei prossimi giorni, con la decorazione dei sassi (con colori poco sobri) che formano il vialetto che conduce fino alle porte della casa e con Kikki e altri due volontari che sono andati al mercato dell’Hermelinda per fare due compere.

Oggi, tra le altre cose, c’è stato il “retiro de los profesores”, un momento di riflessione e condivisione tra gli educatori guidata da Padrecito. Durante la loro assenza la casa è stata affidata a noi italiani e potrete sicuramente immaginare quanto i bimbi siano stati agitati e pieni di energia per l’occasione. Alcuni volontari sono andati a riprendere i bambini a scuola, li hanno aiutati a cambiarsi le divise, a lavarsi e mettersi a tavola.

Nel frattempo Titti e Michi, si sono aggiudicati il ruolo di chef del Caef e ci hanno deliziato con diverse specialità apprezzate anche dai più piccoli.

Nel pomeriggio sono state svolte le varie attività ideate da noi volontari, tra cui quella della cucina con il gruppo dei medi e quella di parrucchiere con i grandi. L’attività della cucina prevedeva la preparazione dei pan cake mentre l’attività del parrucchiere il taglio dei capelli al povero Mike e ad Eleonora che si sono ritrovati con pettinature “particolari” e maschere di bellezza a base di cetriolo e banana spalmate sulla faccia.

Al rientro dei volontari di Torres, dopo una doccia veloce, si è celebrata una messa con canti spagnoli e italiani insieme ad educatori e bambini a cui è seguita una fantastica cena. Titti ci ha coccolati con una dolce sorpresa: omelette e verdure (sì, eravamo stufi di mangiare arroz y pollo).

 

Hola, io sono Claudia e questa mattina ho aperto gli occhi sentendo la vocina di Ginevra che mi chiamava dal letto a castello che condividiamo, è stato un risveglio dolce: solitamente la sveglia dei miei ultimi giorni è stato il tonfo del suo salto dal letto. Aperta la porta cigolante della mia camera, mi è corsa incontro B., una bimba del Caef, aggrappandosi ancora assonnata alla mia gamba: questo è stato il mio buongiorno.

Oggi per me è stata una giornata particolare, non ho svolto il servizio che mi è stato affidato ovvero Caef grandi, ma ho sostituito una volontaria nel servizio a Torres.

Uscire dalle pareti colorate del Caef è stata una ventata di aria fresca e polvere. Dopo aver percorso la strada gialla e terrosa della campigna su un mototaxi sgangherato, sono arrivata insieme agli altri volontari a Torres. Porta a porta abbiamo chiamato i bimbi di questo luogo, vicino all’Oceano ma lontano dalla bellezza.

Sono rimasta a guardare i visini sporchi di questi bambini affacciarsi dalle porte, dalle finestre delle loro case, i loro occhi accendersi di una strana luce a metà tra la curiosità e la timidezza. Piano piano la strada desolata e assopita di Torres si è popolata di bambini e perros: chi ci raggiungeva in bici, chi per mano al fratello maggiore, chi correva con le braccia aperte, chi più timido aspettava di essere spronato. È stato bello vedere una colonna disordinata salire per la collinetta che porta alla scuola sabatina, colorando la strada polverosa e facendola risuonare di risate e gridi.

Mi ha colpita molto la scuola sabatina: non riesco a chiamare scuola un’aula spoglia, senza pavimento e finestre, senza una lavagna, dei cartelloni, dei gessetti colorati.

Eppure è in un luogo così poco accogliente, così poco per bambini che si è acceso un barlume di bellezza: nell’aula buia e piena di mosche, tanti occhietti luccicavano, tante labbra si aprivano in sorrisi sdentati ascoltando rapiti una storiella.

La storiella da noi inventata raccontava di una nuvoletta sporca e ingrigita che, fortunata, incontra il vento e il vento la ripulisce con cura rendendola nuovamente bianca. Ho immaginato che un possibile incontro tra questi bimbi e un amico vento, un vento che li ripulisca dalla polvere, li accarezzi con cura, li avvolga con braccia di tenerezza. Bianchi come la neve, così dovrebbero essere i bambini.

Questa mattina leggendo il salmo mi sono soffermata su una frase che recita: “dammi oggi il pane della speranza, per dare speranza”. Ho preso queste parole, le ho custodite, e mi hanno accompagnata nella giornata di oggi. Sono convinta che non si può donare qualcosa che non si ha, ma se il pane quotidiano che oggi è stato destinato a me è impastato di speranza, ho cercato di prenderlo, di dividerlo dandone un pezzetto a questi bimbi.

Ripensando a oggi, dopo la buonanotte, ci siamo dette che la speranza è la parola di questa giornata.

 

Chiara, 19 anni, Arcore, Claudia, 24 anni, Magenta

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