Día 16 – Oceano Pacifico e Ande

Otuzco – alla ricerca dei lama

Oggi è domenica e nonostante potremmo dormire un po’ di più, io e altri otto volontari abbiamo deciso di svegliarci presto per andare ad Otuzco, un paesino andino situato a 2600 metri sul livello del mare. Mossi dalla voglia di scoprire ciò che ci circonda, di visitare un luogo nuovo e dalla curiosità diffusa dai racconti degli altri volontari che ci erano già stati, ci siamo preparati per affrontare le due ore di viaggio che ci attendevano. Usciti dal Caef sembravamo bambini in gita scolastica, ognuno con il suo zainetto e vestiti con gli stessi maglioni peruviani comprati pochi giorni prima a Lima, quasi come fosse la divisa dei bimbi della casa.

Dopo un inizio un po’ problematico a causa di un taxi che ci voleva portare chissà dove, siamo arrivati al paradero, ossia la zona di Trujillo da cui partono i combi per andare ad Otuzco. Neanche il tempo di scendere dal taxi che siamo stati assaliti dai proprietari e dagli autisti dei combi che cercavano di convincerci a salire sui loro mezzi, e che facevano a gara tra loro a chi offriva la tariffa più bassa a noi, totalmente spaesati dalle loro urla e dalla confusione generale creatasi.

Il viaggio contro ogni aspettativa è andato bene, o almeno per me che ho dormito quasi tutto il tempo, cullata dalle manovre improvvise del combi che schivava le buche ed effettuava sorpassi azzardati. Svegliata di soprassalto a causa di un dosso ho potuto ammirare il paesaggio andino che stavamo attraversando: una distesa di alti monti rocciosi che scorreva veloce dal finestrino, alternata da macchie verdi di campi coltivati che affiancavano la strada tortuosa in salita e piena di curve.

Appena scesi ci siamo incamminati verso la piazza principale del paese contenti della bella e soleggiata giornata regalataci con l’obiettivo di trovare un lama o alpaca (ancora non ho ben capito la differenza) da poter fotografare o addirittura cavalcare come ha fatto qualcuno.

Passeggiando per Otuzco siamo stati avvolti dalla frenesia del mercato domenicale del paese, evento pittoresco che ci ha permesso di condividere dei momenti di vita quotidiana con i cittadini del luogo, vestiti chi a festa, chi con abiti e copricapi caratteristici.

Le donne, soprattutto, portavano un cappello enorme che  le coprivano sia i lunghi capelli corvini intrecciati sia i visi chini sui banchetti del mercato mentre erano intente a pulire la verdura e la frutta, che qualcuno di noi ha assaggiato non temerario dell’epidemia del virus che ci ha colpito.

Facendoci largo tra la gente, il carretto dei gelati ed un banchetto di erboristeria con i rimedi ad ogni male, e sentendoci un po’ osservati dai locali, ci siamo incamminati non senza fatica verso il ristorante El mirador, situato nel punto più alto del paese.

Trovandolo chiuso, però, non ci siamo persi d’animo e ci siamo mossi alla ricerca di un altro posto dove mangiare guidati da Azzurra che, destreggiandosi bene con lo spagnolo, chiedeva indicazioni alle persone per strada. Durante il pranzo, seppur il pasto non fosse dei migliori, eravamo tutti rilassati e contenti, godendoci la vista sulla città e allietati dalla musica de El Principe del Perù, un improponibile cantautore del luogo che ha regalato ad ognuno di noi un suo CD, dopo averci divertito con una sua performance a cappella.

Una volta arrivati in campina, la fame dovuta al triste pranzo ha avuto il sopravvento e ci siamo fermati in un locale a mangiare papa rellena, chicharrones e cachangas.

Non contenti di questa leggera merenda, rientrati al Caef abbiamo cenato tutti insieme ordinando take away, fatto che mi ha ricordato casa in Italia per il clima di familiarità, risate e condivisione che ormai unisce il gruppo. Ciò è stata la perfetta conclusione di una serena domenica in famiglia.


Martina, 24 anni, Roma

 

Italia-Perù a Huanchaco

Ciao a tutti! Sono Simone, ho 28 anni e sono al terzo campo. Vi racconterò la mezza giornata passata a Huanchaco domenica 18 agosto.

Dopo la sveglia, finalmente, più tarda del solito e con ancora un po’ di carne della sera prima nello stomaco il primo pensiero è stato quello del bagno.

Dopo che la cena lentamente scorreva nella Secchia è arrivato il tempo della colazione, fatta con i volontari che non sono andati a Otuzco. Un paio di panini dopo esco dall’“ufficio” con il mio socio in affari Pedro, ci scambiamo le prime impressioni sul mattino e attendiamo ansiosi l’arrivo di Tonino e Yoshe. Il vedere Tonino qui per me è stato normale in questo posto dove abbiamo condiviso due campi e tutto ciò che ne concerne.

Un’ oretta dopo aver aspettato che tutti si ripigliassero siamo partiti alla volta del mare di Huanchaco. Accoppiata combi e bus e in 45 minuti circa siamo piombati sul lungomare preferito dai volontari la domenica.

Mi guardo un po’ in giro e subito il mio occhio sorpreso cade sul campo sintetico che era li che ci chiamava e che fino a due anni fa era di cemento. Uno sguardo alla gente che stava giocando ed è subito scattata l’amichevole Perù – Italia. Mentre gli altri membri del gruppo sono andati a fare un giro per le bancarelle sul lungo mare la sfida ha avuto inizio:

Formazione

Portieri/Difensori: Ema e Michi

Giocatori: Simo, Tonino, Pietro e Ale Viano (El Padrecito)

Il match inizia subito con il possesso palla dei peruviani, padroni di casa, forti della conoscenza del campo e della maggior esperienza di squadra. Ma dopo poco viene recuperata una palla a metà campo e l’implacabile bomber Tonino firma l’uno a zero. La corazzata italiana regge bene agli assalti peruviani mantenendo bene le posizioni in campo e ripartendo in contropiede mettono a segno altri due gol, sempre con il “pipita” romano Tonino. Ma gli avversari non ci stanno e grazie a delle distrazioni difensive insaccano la porta difesa a piu tempi da Michele ed Emanuele. Dopodiché si alternano un susseguirsi di gol da entrambe le parti fino alla fine del primo tempo dove il punteggio è ancora in bilico pari o sopra di un gol, non ricordo bene.

A inizio secondo tempo la formazione italiana ha un calo drastico e il “rojo” peruviano inizia a dare seri problemi alla difesa e con un rigore molto contestato la nazionale peruviana passa in vantaggio . Gli animi si iniziano a scaldarsi dopo che il terzino atterra Pietro e non viene neanche fischiato il fallo. I nostri ragazzi al posto di abbattersi, in classico stile italiano, si caricano a manetta e mettono in atto il classico “o palla o gamba” e la mossa tattica di marcare a uomo il giocatore migliore peruviano è la svolta della partita. Padre Viano con degli slanci di sana cattiveria agonistica mette a segno un paio di gol che permettono alla formazione italiana di ritornare in vantaggio. Come nel primo tempo si susseguono gol da entrambe le parti ma alla fine con grinta e cuore la formazione italiana riesce negli ultimi minuti a strappare il gol decisivo sempre con il bomber Tonino e quindi a portare a casa la vittoria per 11 a 10.

Pagelle:

Ema: 7,5 in porta alle volte va in difficoltà ma come difensore riesce sempre ad intervenire con puntualità ed efficacia: un po’ fuori forma ma di cuore.

Michi: 8 in porta grida alla difesa e rimprovera quando i difensori perdono palla o posizione. In difesa alle volte va in difficoltà ma supplisce la tecnica con la grinta.

Pietro: 8 terzino mancino tutto fare, gasatissimo fin dall’inizio. Offre spinta per tutto il primo tempo ma la svolta è la marcatura a uomo del “rojo” peruviano che permette alla squadra di respirare

Simo: 8 spinge poco in attacco dando sempre una mano dietro. Sforna sempre ottimi assist al bacio per il bomber Tonino, il motore della squadra.

Ale Viano: 8,5 solita grinta da vendere, verso fine primo tempo e inizio secondo tira fuori perle dal suo repertorio segnando gol importanti per il morale della squadra dando lo slancio finale per la vittoria.

Tonino:8,5 il vero bomber d’area, al volo, destro, sinistro, di testa, lui c’è. Sempre pronto a sfruttare gli errori delle difese e a purgare l’avversario. Da notare un magico triangolo con Simone che segna un bel gol.

Dopo questa esaltante vittoria ci siamo ricongiunti al resto del gruppo e abbiamo scelto il posto dove riempire i nostri stomaci a suon di ceviche e chicharrones, che ha soddisfatto il vuoto che si era creato dopo il match. Per raccontarvi quanto è piccolo il mondo abbiamo incontrato di nuovo lo stesso venditore ambulante di pisco della scorsa settimana. Dopo aver ascoltato la sua voce un po’ roca ma ricca di storie, un trio argentino ha allietato il nostro pranzo. Subito Pedro ha buttato l’orecchio e l’occhio da vero intenditore di musica sudamericana qual è ed in men che non si dica è stata improvvisata una canzone con il trio.

Dopo aver salutato la frittura il pisco post pranzo ci ha chiamato: un localino molto carino , rustico e carataristico oserei dire. Quasi da farti sentire in un altro paese. Eleonora, che aveva raggiunto amici per pranzo , ha fatto ritorno al branco e cosi con un taxi siamo tornati alla tana. Ma non prima di aver fatto il classico “ape” peruviano della domenica a suon di picarones, cachanga e papa rellena nel posto migliore della campina.

Dopo una bella domenica passata tra fritture e vittorie (per l’ennesima volta) passo e chiudo.

Hasta luego.

 

Simone, 28 anni, Cernusco Lombardone

 

La despedida di Pedro e Carola

Hola a todos!

Siamo Pedro e Carola! Oggi purtroppo è stato il nostro ultimo giorno a Trujillo e al Caef.

Appena tornati dal campamento, in fretta e furia ci siamo trovati a disfare e rifare le valige, con la nostalgia di dover salutare tutti e al tempo stesso la voglia di vivere intensamente in puro stile peruviano questa nostra ultima giornata.

La mattina ci siamo svegliati con la stanchezza e qualche virus ancora in circolazione, ma l’arrivo di Tonino e Yoshe ha rivitalizzato l’atmosfera del Caef. È sempre bello leggere negli occhi dei nostri ninos la sorpresa e la forte emozione nel rivedere uno degli storici “profe”. Momento di forti abbracci, qualche battute e risate da parte di tutti, niños e gli altri voltontari con cui avevamo già fatto campi assieme.
Yoshe ha iniziato a far ballare tutti i bambini, facendo diventare “Bartolito” (canzone Latina per bambini) il tormentone della giornata. Tra un ballo e l’altro, sono spuntati fuori i “cajon”, costruiti due anni fa da Pedro e i ragazzi durante un’attività al Caef.

Conclusi i balli, ci siamo diretti a Huanchaco, ex villaggio di pescatori ormai diventato località turistica; mentre l’altra metà del gruppo ha deciso di andare a Otuzco, un paesino sulle pre Ande.

Dopo circa 40 minuti di pullman e combi, finalmente si intravedono le prima onde dell’oceano e qualche imperterrito surfista. A cavalcare le onde vi sono anche i pescatori nei loro “caballitos”, particolari imbarcazioni costruite da giunchi che a Pedro ricordano tanto “is fassonis” di Cabras.

Abbiamo scelto Huanchaco perché entrambi proveniamo da due città di mare, Pedro da Cagliari e Carola da Genova, e dopo quasi 3 settimane in Perù già ne sentivamo la mancanza. Arrivati in spiaggia, in gruppo si divide: i ragazzi iniziano una partita di calcio (Italia -Perù) mentre noi facciamo un giro per i vicoli, alla disperata ricerca di un empanada per fare merenda.
Per pranzo ci riuniamo in uno dei tipici ristorantini sul lungomare per mangiare un po’ di pesce. Durante il pranzo, si intervallano vari musicisti di strada tra cui un trio di argentini, rincorsi da Pedro il quale prende la chitarra e si mette e suonare insieme a loro una samba tipica Argentina.

Il pranzo si conclude con un Pisco ormai obbligatorio, per poi dirigerci di nuovo verso il Caef dove ci attende la messa con i bambini, uno dei momenti più belli della giornata.

La giornata si è conclusa per entrambi con una lunga serie di abbracci e saluti, sia con i bambini che con i volontari. Per me (Carola) è stato davvero emozionante vivere questa mia prima esperienza al Caef: la vita in comunità, le attività quotidiane con i bambini e i momenti di condivisione la sera sono stati davvero preziosi per poter vivere al meglio questo campo. Le emozioni che ho provato in queste settimane stanno ancora battendo forte nel mio cuore, forse solo al mio rientro in Italia riusciranno a prendere forma, quando descriverò questo campo alle persone a me care. Per me, Pedro, che ho già vissuto il campo in Perù 2 anni fa, è stato emozionante rivedere gran parte dei ninos e trovarli cresciuti, soprattutto nell’animo e nel carattere. Anche quest’anno ho avuto modo di farmi delle lunghe chiacchierate con i grandi del Caef; tra una “tonteria” e qualche aneddoto in sardo riusciamo sempre a parlare di temi importanti raccontandoci esperienze come dei vecchi amici. Sono tornato e spero di riuscire a tornare i prossimi anni: il Caef ormai fa parte dei luoghi che chiamo “ Casa”, dove sento veramente la presenza di Dio. Chi non tornerebbe?

 

Pietro, 28 anni, Cagliari e Carola, 24 anni, Genova

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