Dias 14 y 15 – Il fiore che nasce dalle avversità è il più bello di tutti

Ferragosto quest’anno per me è stato un po’ diverso da quello a cui sono abituata. Questo per me infatti è il primo campo in Perù e, per iniziare alla grande, sono stata scelta insieme ad Alice, Pietro e Francesco come organizzatrice del campamento: 3 giorni in cui i ragazzi del Caef, di Torres e di Taquila, vengono in gita con noi volontari. All’inizio la “notizia” mi ha colto impreparata, un po’ perché non sapevo esattamente cosa questo compito comportasse e po’ perché non pensavo che tra tanti volontari avrebbero proprio scelto me, una tra le volontarie più giovani del gruppo e alla sua prima esperienza. La prima sensazione provata, detto sinceramente, è stata un po’ di paura a cui è seguita subito una sensazione di gratitudine per la fiducia che mi era stata rivolta. Il lavoro di preparazione del campamento è iniziato subito perché le cose a cui pensare sono davvero tante. La parte più difficile di tutta l’organizzazione sicuramente è stato mettere d’accordo quattro persone con formazione, idee e punti di vista differenti, cercando di creare dal nulla qualcosa che potesse avere senso e funzionare. Non è stato difficile mettersi d’accordo su quale tema proporre ai bambini: MULAN. Un giovane donne, forte e coraggiosa. Mentre scrivevo insieme ad Alice il copione per le scenette mi venivano in mente le ragazze che vivono qui al Caef: con loro ho la possibilità di trascorrere le mie giornate tra giochi, risate e canzoni. Quando sto con loro mi perdo nei loro sguardi profondi ed intesi, quegli sguardi che sono capaci di leggerti dentro. Sono tutte, come Mulan, giovani donne molto forti, che nonostante i loro passati stanno combattendo coraggiosamente per vivere una vita piena di soddisfazioni e successi. Per questo volevamo proporre un esempio che potesse spronarle a non mollare mai, anche davanti alle difficoltà. All’assegnazione dei ruoli per le scenette tra i volontari è seguita la stesura dettagliata dei giorni di campamento, dei giochi, del materiale e delle squadre. Un lavoro che si è rivelato più lungo del previsto, ma soprattutto molto impegnativo, che mi ha portato via molte energie. Infatti, ogni cosa doveva essere pensata e ripensata, perché per tre giorni tutto deve essere gestito interamente da noi volontari. Ed è così che la parte di me precisa e un po’ maniaca del controllo ha preso il sopravvento. Il ruolo affidatomi nell’organizzazione di questi giorni mi è servito. Per prima cosa per imparare a lavorare in gruppo e anche per lavorare più su me stessa, partendo in particolare dai miei limiti e mancanze. Questa è stata per me un’opportunità per imparare a delegare, comunicare, ascoltare di più e chiedere aiuto. Quando io e gli altri organizzatori ci siamo trovati per la prima riunione orientativa il campamento sembrava ancora molto lontano, ma in men che non si dica il 15 agosto è arrivato.

La mattina del primo giorno era già tutto pronto, non mancava nulla se non la prova generale. Momento di puro divertimento vissuto solo tra noi volontari che era già stato preceduto da altri momenti simili, momenti che ti rendono il cuore felice perché sanno di fratellanza. Quando i ragazzi sono tornati a casa, dopo la scuola, si respirava nell’aria l’entusiasmo e l’agitazione pre-campamento. Tutti erano in fermento. L’emozione dei ragazzi si poteva toccare con mano. Le ultime cose nello zaino e poi tutti sull’autobus! Non è troppa la strada che ci divide dalla struttura che ci ospiterà in questi giorni, e più ci avviciniamo più l’agitazione cresce dentro di me.

Appena arrivati i bambini hanno iniziato ad esplorare il luogo che ha lasciato molti di loro senza parole. Tra oche, galline e pavoni abbiamo iniziato le attività del primo pomeriggio.     

Il secondo giorno dopo il riscaldamento muscolare e i primi giochi, che hanno dato la possibilità ai bambini di mettersi alla prova e fare squadra, è arrivato il momento più atteso di tutti: la piscina.

Vederli così felici con degli enormi sorrisi stampati sui volti mi ha riempito il cuore di gioia; e se devo pensare ad un’immagine che voglio portare a casa da questi tre giorni sono proprio questi sorrisi. Ma come al solito succede nella teoria è tutto facile e bello, è nella pratica che i problemi emergono. Così è stato anche per noi. Tra problemi di comunicazione e numero di volontari dimezzato, a causa di un virus che ha messo KO alcuni di noi, il pomeriggio di venerdì ci è un po’ sfuggito di mano. Questa ha creato tensioni tra il gruppo che grazie alle parole materne di Judith sono state risolte e ci hanno dato quella carica per ripartire. Dopo una cena a basa di Salchipapas, che purtroppo non sono riuscita a gustarmi perché il virus ha avuto la meglio anche su di me, i fuochi d’artificio e il falò hanno concluso la giornata. Momenti che mi sarebbe tanto piaciuto vivere insieme ai bambini, ma trovare le forze per alzarmi dal letto è stato impossibile. Come si dice la notte porta consiglio. In seguito alla delusione del giorno prima ero preoccupata che non saremmo riusciti a riscattarci ma il sonno è stato rigenerante e mi ha permesso di riacquistare le forze per affrontare l’ultimo giorno di campamento, anche se condividere un letto matrimoniale con altre due volontarie non è il massimo!!

L’ultimo giorno è iniziato proprio con il piede giusto: completate le scenette il cui successo si misurato in risate, la giornata è proseguita con altri giochi che hanno visto la squadra azzurra netta vincitrice sulle altre. E’ stato bello vedere i ragazzi dare tutto pur di far vincere la propria squadra collaborando e divertendosi. D’altronde quello che conta sono i bambini e la loro felicità, che devono essere messi sempre al primo posto.

La sensazione di grande responsabilità che mi ha accompagnato per ogni momento del campo si è allontanata da me soltanto quando Vanessa, una delle educatrici, ha preso in mano la situazione e, come da tradizione, ha fatto giocare noi volontari. Per la prima volta si sono invertiti i ruoli e i bambini eravamo noi. La tensione dei giorni prima si è sciolta del tutto, attraverso un clima di divertimento e lavoro di squadra che ci unito più di prima.

L’entusiasmo creatosi durante la premiazione delle squadre non è stato smorzato neanche della preparazione degli zaini che ha creato un po’ di scompiglio generale.

Asciugamani dispersi, calze spaiate e costumi ancora bagnati sono stati la colonna sonora delle ultime ore al campo. E in tutto quel disordine mi sono presa un momento per osservare alcuni dei volontari correre dietro ai più piccoli per assicurarsi che non lasciassero in giro nulla. L’attenzione che rivolgevano ai nanetti mi ha portato alla mente le parole del Vangelo di Matteo “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me.” Saliti sul pullman la stanchezza ha prevalso su bambini e volontari e qualcuno dei più piccoli si è lasciato cullare tra le braccia dei più grandi. E con questa immagine si conclude per me il campamento. Tre giorni molto intensi, caratterizzati da emozioni contrastanti. Momenti di gioia, pace e serenità, alternati a momenti di rabbia, stanchezza e frustrazione. Mi porto a casa un piacevole ricordo e tante belle cose.

Giada, 21 anni Cantù

Commenti

Ginnypù

P. S. Genitori, fratelli, nonni, zii, cugini e partenti tutti, non vi preoccupate che stiamo tutti bene! Anche tutti coloro che hanno preso il (presunto) virus si sono ripresi alla grande e abbiamo ripreso tutti a giocare e cantare senza sosta con i bimbi del caef e di torres!

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