Día 8 – La sostenibile leggerezza dell’essere

Ciao,

sono Sara, e abito in un piccolo paesino della Sicilia chiamato Capaci, e vengo considerata “La Picciridda” del gruppo, o per meglio dire della mia seconda nuova famiglia, per i miei freschi, anzi freschissimi 18 anni.

Una delle difficoltà più grandi dell’essere umano, è quella di non riuscire ad esprimere e a far capire i propri pensieri e le proprie emozioni, però sono positiva e spero un po’ di riuscirci!

Svegliarsi la mattina è come rinascere ogni giorno, sempre di più.

Il canto del gallo, i primi rumori casalinghi che ti fanno sentire a casa, l’aria fresca, e le prime docili vocine appena sveglie dei bambini del Caef che non appena fai un passo fuori dalla stanza e ti intravedono, subito iniziano a correre con le loro piccole faccine assonnate venendoti incontro urlando “Profe” contenti che anche oggi tu stai lì, e sei pronto a stare con loro… e subito riaffiora quella sensazione d’immenso che non sai spiegare.

C’è una frase che ho letto al mio primo anno di Liceo, che ho sempre ricordato, ma che allo stesso tempo è una frase alla quale non ho dato importanza ed è NON NOBIS SOLUM NATI SUMUS – Non solo per noi stessi siamo nati (Cit. Marco Tullio Cicerone).

Amare, ascoltare, essere attenti, consolare, perdonare, accompagnare, abbracciare, aiutare, capire col cuore gli altri sono gesti che mi hanno fatto conoscere la pienezza della vita. Bisognerebbe scrivere questi verbi fondamentali su una parete accanto alla porta di casa, e leggerli tutte le volte che usciamo nel mondo.

Oggi, noi volontari siamo stati impegnati in diverse attività; alcuni ragazzi sono stati impegnati ad organizzare l’inventario, altri ad organizzare attività che si svolgeranno durante il campamento (purtroppo non vi posso spoilerare niente) con tanta pazienza, amore, precisione (tipo Martina) e determinazione, altri ancora hanno svolto le proprie attività nei rispettivi gruppi, come me.

Io, Emanuele, Giada, Chiara, Caròla, Laura e Pietro abbiamo dato il via alla giornata con los niños e los medios facendogli fare un po’ di attività fisica, con la speranza di riuscire a svolgere tutte le attività organizzate; d’altronde aver fatto un po’ di attività fisica tanto male non ci ha fatto, visto che mangiamo tanto e vorremmo evitare di tornare a casa con qualche chiletto in più (che poi el panzonello per andarsene ce ne vuole…) Anche se, forse, dovevamo partire con più cautela visto che Caròla ha fatto un volo che Fantozzi lèvate proprio… ma tranquilli sta bene, anzi sta alla grande.

Poi abbiamo continuato così con tante altre attività sportive e devo ammettere che sono rimasta davvero contenta dei bimbi, perché nonostante ci fosse chi faceva capricci ogni tanto e urlava, stavano attenti e apprendevano, ma la cosa che mi è piaciuta di più è stato vederli curiosi e ansiosi di scoprire il gioco che avrebbero fatto subito dopo.

La gioia, la curiosità, la competizione, la voglia di riuscire, d’esser soddisfatti di loro stessi glielo si leggeva nei loro grandi occhioni marroni, dove spesso mi capita di perdermici.

Dopo quest’attività di gruppo piccoli e medi, ci siamo divisi.

Io, Emanuele e Giada abbiamo continuato con i più piccini facendoli disegnare; i bimbi disegnavano ciò che più preferivano, e per me è stata una grande novità, non solo scoprire quanto il disegno riuscisse a fare stare seduti bimbi da 2 a 6 anni, ma anche a tirare fuori ciò che più gli piace, passioni diverse come i mille colori accesi che amano utilizzare. Una vita piena di colori, dovrebbe essere sempre così!

Nel pomeriggio invece, per me uno dei tanti momenti belli: noi volontari siamo stati tutti insieme nel patio con i bambini, medi e anche i ragazzi del Caef, passando un pomeriggio libero da ogni attività. C’era chi giocava a palla, chi faceva le treccine, chi giocava con le macchine e chi suonava e cantava.Mi son persa quando, mentre stavamo suonando e cantando, ho visto i bambini guardare il Profe Francisco che suonava la chitarra con l’aria innamorata di chi gli stava intorno e che ci stava regalando un po’ di sottofondo melodico al pomeriggio pieno di nuvole grigie.

Non sapevo come si ci sentisse e cosa significasse amare ed essere amata, ma so per certo che da quando sono entrata qui al Caef, un’ondata d’aria fresca d’amore è entrata nel mio cuore e l’ha riempito!

 

Sara, 18 anni, Palermo


     


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