Día 5 – Giochi di sabbia

Tutti noi siamo abituati a quella tremenda e artificiosa melodia che la mattina ci strappa dal mondo dei sogni e ci ricorda che le nostre responsabilità inizieranno nel momento esatto in cui i piedi toccheranno il freddo pavimento. Beh. Stamane sono stati i galli del vicino.

Nella casa del CAEF si può percepire la gratitudine per i volontari persino dai gesti spesso più sottovalutati. Abituati al consumismo di cui siamo esempio spesso svalutiamo il gesto della privazione nella generosità, qui al CAEF tutto è limitato, ogni scelta ne preclude un’altra e ogni acquisto determina una privazione. Il valore di una colazione offerta riacquista di profondità e rende evidente uno schietto sentimento di premurosità.

Finita la colazione fuori dalla porta ci aspetta un variopinto pulmino pronto per portarci dai bambini di Torres de San Borja. Arrivati alla escuela sabatina il paesaggio che ci si prospetta, mal si adatta ad una scuola e tantomeno a dei bambini. A Torres persino la terra è triste. Le casette di fortuna si affacciano sul mare, unica fonte di sostentamento dei molti lì presenti.

Arrivati alla escuela c’è ad aspettarci Silvia, ex volontaria della CdP, da tre anni in pianta stabile in Perù. Silvia con i ragazzi di Torres ci ha organizzato una sorpresa di benvenuto. I bambini sono in fila, ordinati e al meglio puliti; tengono in mano un foglio con cui a breve ci presenteranno, con tanto di dati e cartina geografica, le caratteristiche della regione. Tutti siamo impazienti e impauriti, ci ritroviamo in minoranza davanti ad un marasma di faccette felici pronte da fin troppo tempo all’arrivo dei volontari. Silvia ha portato dei palloncini colorati e con poche semplici regole riesce ad inventare la felicità in questa piccola casetta variopinta nel bel mezzo del nulla.

Ad un certo punto sento una bambina attaccarsi alle mie gambe, arriverà più o meno al mio ginocchio e con la sua faccina sporca mi guarda e mi tende la mano, ha scelto me oggi come sua compagna di gioco. Nel momento in cui iniziamo a correre per le strade terrose di Torres mano per la mano tutto scompare, la bimba allontana qualsiasi altro bambino che vorrebbe giocare con me, con gelosia si stringe alle mie gambe e si ammutolisce ogni qual volta che le mie attenzioni non sono rivolte a lei. Le emozioni che proviamo sono devastanti, di una profondità indefinita. Quella prima volta a Torres ha lasciato molti pensieri ai volontari, sia nuovi che vecchi.

Tornati al CAEF i bambini con infiniti sorrisi ci danno il benvenuto. Oramai anche solo dopo un paio di giorni ogni volontario ha stretto amicizia con il proprio ricco gruppetto di piccole pesti ed ogni bestiolina correndo per il pranzo ricerca nella folla di noi volontari i visi che gli sono più familiari. I tavoli sono tanti e i bambini si siedono tra di noi e i volontari devono stare attenti nel far rispettare le varie regole imposte ai bambini, anche se spesso (questo non ditelo a Judith) ci facciamo impietosire.

Felici per il pranzo ci ritroviamo catapultati in una lezione storico-culturale del Perù dove Mary, la figlia dell’ideatrice del CAEF, con infinita pazienza ci spiega l’attuale situazione sociale del paese facendo un’approfondita digressione sugli ultimi 20 anni di governo. Ne si evince un quadro di instabilità, sfiducia nei confronti del potere e forte corruzione. Mary della storia del suo paese ne parla con passione, nel nominare gli artefici di tanta povertà non riesce a nascondere rabbia, frustrazione e disgusto.

Siamo qui per fare la nostra parte, per dare quel valore aggiunto, quella carezza e quel sorriso che ad un bambino non dovrebbero mai mancare. Tutto questo qui al CAEF è all’ordine del giorno.

Nella sera per la prima volta ho inteso il perché delle parole dei vecchi volontari rispetto a Judith.

Personalmente non ho mai incontrato una persona con tale carisma, di oratori simili ne avevo letto solo nei libri. Judith mi si presenta come una donna peruviana di 70 anni, a prima vista è una donna come tante ma nel momento stesso in cui inizia a parlare tutto diventa chiaro. La schiettezza e la saggezza delle sue parole sono qualcosa di raro e a molti sconosciuto. Judith non fa giri di parole, il suo discorso è chiaro e diretto, non ha bisogno di merletti e figure retoriche, lei parla cuore a cuore e con lo stesso amore che riserva per i propri bambini inizia a raccontarceli, affidandoli alle nostre cure.

Qui al CAEF ci sono bambini strappati alle famiglie o in stato di completo abbandono, spesso ritrovati per le strade a rubare dai carretti per mettere a tacere lo stomaco. Molti di questi bambini hanno alle spalle un vero inferno, fatto di abusi e maltrattamenti e noi volontari dobbiamo essere consci di come trattarli e delle regole dategli per la loro stessa sicurezza. La riunione dura tre ore, le informazioni sono troppe.

Il CAEF è una realtà nata solo grazie all’amore e alla potenza di Judith.

Judith è la mamma di tutti ed è la mamma di chi ancora non la conosce.

Judith ha una forza interiore indescrivibile, si fa carico dei problemi del mondo e come una maga riesce a trovare ad ognuno la propria soluzione.

 

Flavia, 23 anni, Roma

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *