Día 02 – La nebbia di Lima

C’è una sorta di incantesimo meterologico che imprigiona Lima in un clima arido subtropicale, una specie di mitologico rifiuto al secondo giorno della creazione, quando Dio disse “vi sia un firmamento tra le acque che separari le acque dalle acque”. Nella città dei Re (così anticamente era chiamata Lima) la giurisdizione divina ha forse perso un po’ del suo mordente cosmogonico, così solo posso spiegarmi la percentuale di umidità sempre massima e la mancanza di un vero e proprio cielo sopra la mia testa. A onor del vero non è proprio questo che ho pensato quando ho spostato la tenda in camera per sbirciare fuori al risveglio, ma per motivi narrativi lascerò essere questo l’incipit del secondo giorno in Perù.

Il primo vero momento della giornata poi è arrivato per tutti, quando dopo esserci riuniti nell’ambiente sotteraneo dell’albergo, abbiamo pregato insieme e condiviso le risonanze al Padre Nostro. Io ho risuonato al “rimetti a noi i nostri debiti…”perché è la parte in cui si stabilisce di dover avere esatta consapevolezza di quanto siamo e non siamo, di quanto facciamo e non facciamo.

 

Chiusa la colazione poi dopo due empanadas e un pezzo di cioccolata, è stato il momento di immergerci per davvero nella nebbia della capitale, per raggiungere il Yerbateros nel distretto di San Luis, dove ci stava aspettando in tutta solennità l’assemblea straordinaria del Congresso dei lavoratori adolescenti e bambini di zona. Prima di scatenarci in una sequela di considerazioni filosofico-politiche sul perché sia sbagliato il lavoro minorile, forse noi cittadini europei, esseri metà narcisi e metà insicuri, dovremmo concepire la realtà del lavoro infantile non come mero sfruttamento ma come un necessario momento di inclusione identitario nel contesto sociale di riferimento. Sembrerà strano saperlo ma in tutte le zone povere del mondo si comincia a lavorare molto presto, da bambini per l’appunto, aiutando per lo più la mamma o l’abuela o lo zio e così via, e non si tratta spesso di sfruttamento, ma di partecipazione alle attività della famiglia. Lo sforzo per noi da fare in questo caso è capire che non sempre la malvagità sta nel “cosa” ma nel “come”.

 

Organizzati nel Manthoc (acronimo di Movimento di adolescenti e bambini lavoratori figli/e di operai cristiani) questi scriccioli di uomini e donne si riuniscono con cadenze prestabilite fra di loro per svolgere un insieme di attività che vanno dall’elezione di delegati per l’intermediazione con l’interno e l’esterno dell’organizzazione, alla sensibilizzazione delle famiglie di appartenenza e della popolazione su chi sono loro, a cosa hanno diritto e cosa vogliono. Sia chiaro, non siamo di fronte ad un fenomeno simile al “Signore delle Mosche”. Questi bambini e bambine vengono, ovviamente e giustamente accompagnati da figure adulte (davvero poche però va detto) nel governo delle proprie azioni. Non potrebbe essere altrimenti; sta di fatto che però ha aperto I lavori di oggi Neymar, un delegato del Manthoc molto sveglio e giocherellone di soli sette anni. Io a sette anni guardavo Solletico alla tv. Piccole differenze.

 

Dopo averci offerto un pranzo a base di patate dolci, riso, fave e panocchia, ci siamo poi diretti al Lugar de la Memoria, la Tolerancia y la Inclusìion Social, museo a picco sull’oceano dove sono racchiuse numerose ricotruzioni storiche e testimonianze video e fotografiche della triste e controversa storia peruviana degli ultimi 50 anni. Può sembrare un posto inutile per molti, e invece è un tempio civile a custodia della sciocchezza umana quando si palesa in fanatismo rivoluzionario e violenza delle istituzioni.

Tornati in albergo a buio inoltrato, per me è ora di chiudere il diario della giornata (una papa rellena mi aspetta). Domani sarà un altro giorno, avvolti nella magia grigia della nebbia di Lima. Speriamo di uscirne alpiùpresto.

 

P.s Zemra ime, te dua pafuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuund!!!!!

Michele, 31 anni Salerno

Commenti

Cristiana

Grazie grazie grazie… perché attraverso questo blog consentite anche a noi che vi amiamo di partecipare a questa meravigliosa esperienza. Attendo tutte le mattine di alzarmi e leggere le vostre avventure così ben descritte da ognuno di voi… siete a quanto pare in un mondo totalmente diverso da quello in cui vivete di solito e questo vi deve dare la spinta per tuffarvi con tutta la vostra anima in una esperienza così fondamentale per il vostro futuro. Non perdete neanche un minuto dello stare lì, immersi in questa umanità che ha bisogno di voi. Noi, da qui, vi siamo vicini con il cuore e con la mente e ammiriamo la vostra dedizione e il vostro coraggio.
Cristiana (la mamma di Francesco♥️)

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