Dia 27 – la forma del dolore: grazie Caef…

La sveglia suona alle 6 del mattino per me, è ora di prendere la medicina ma subito mi rendo conto che la mia giornata non sarà facile e che le emozioni, sia buone che cattive, sono difficili da gestire. I bambini sono nervosi: urlano, cantano, si lamentano, tutto normale direte voi ma questa mattina ha un sapore diverso e il risveglio avviene molto in anticipo rispetto al solito. Mi alzo, non mi sento bene e il corpo va a rilento; non capisco bene i ritmi della casa: tutti si dividono per i lavori manuali, chi al “campo a lado”  e chi in cucina per ridipingerla. Io li guardo, un po’ priva di forze e con un poco di invidia per non poter fare nulla. Nel frattempo arriva Alberto da Lima: è il presidente nazionale delle Cvx in Perù che ho conosciuto all’assemblea mondiale il mese scorso. Ha viaggiato tutta la notte per venire qui e conoscere la nostra piccola casa. Ci sediamo insieme a Judith per fare colazione e ci raccontiamo. Per noi potrebbe essere una bella occasione per creare finalmente una relazione stabile in Perù, avere per i nostri bimbi qualcuno di più vicino che si prenda cura di loro. Alberto osserva, parla con Judith e decide di fermarsi per qualche giorno, condividendo spazi ed emozioni di questo giorno così speciale per la casa.

Arriva l’ora di pranzo e i bambini si sparpagliano per il comedor; ci chiamano uno ad uno, desiderosi di averci vicino. Io mi affaccio e subito la piccola K. mi corre incontro e mi abbraccia incurante del pericolo a cui va incontro. Non riesco a non ricambiare tanta dolcezza e a sentirmi grata per questi piccoli gesti di totale gratuità. Anche il pranzo scorre veloce; il menù prevede uno dei miei piatti preferiti: la causa. Anche qui penso a come mi sento a casa pur stando male e ricevere le coccole di una famiglia, è come se mia mamma fosse presente, incarnata in queste manifestazioni di affetto. Il pasto corre veloce e subito si sente la voce di Tonino che grida: “Torres….”, qui un poco di tristezza vela il mio sguardo, non poter andare a salutare quel luogo per me così speciale mi rende triste ma subito vengo distratta dalle domande e le perplessità di chi rimane in casa. Non so bene come sia trascorso il tempo dalla voce di Tonino ma ecco che mi trovo al piano di sopra a celebrare la messa con tutti i bambini. E’ sempre uno dei momenti più emozionanti della giornata; ognuno di loro si rivolge al Signore a suo modo ma tutti sono ben attenti e vedono in Alessandro un segno vivente dell’amore di Cristo per loro.

Quando scendiamo troviamo l’ingresso pronto ad accoglierci; noi volontari siamo tutti lì pronti per la famosa despedida: Judith inizia a leggere il suo discorso e, diversamente dal solito, si siede. Mi colpisce la sua emozione, le mani tremanti e la voce bassa; ci legge una lettera che ha scritto a sé stessa per raccontarsi attraverso le sue fragilità e le sue paure e io mi emoziono tantissimo da non riuscire a staccare i miei occhi su di lei. Continua il suo discorso e ancora la mia testa è a quella lettera ma nel frattempo si rivolge al gruppo: “vi chiedo di unirvi alla Compagnia del Perù, loro sono la forza del nostro lavoro, sono la nostra energia e sono coloro che ci permettono di stare in piedi….”, non posso fare altro che lasciare le mie lacrime scendere perché sento riconosciuto tutto il lavoro fatto nonostante le tante difficoltà attraversate soprattutto in quest’ultimo anno. Inizia a chiamarci uno ad uno fino ad arrivare all’ultimo: mi trovo di fronte a lei che mi guarda negli occhi, i suoi sono così profondi che mi ci perdo. Mi chiama guida, mamma, consigliera, leader, la mente… parla a me e a tutte quelle persone che fanno parte di questa storia da tanti anni e ci dice che siamo importanti perché attraverso di noi loro possono essere liberi di raccontarsi, confrontarsi e anche confidarsi. Le emozioni per me sono tante ogni volta che mi trovo davanti a lei in questo momento: gioia, commozione, riconoscenza. L’unica cosa che posso fare e lasciarmi andare in caldo abbraccio e farle sentire che ci siamo, sempre.

La serata però aspetta il tanto agognato titolo del volontario dell’anno: così Judith si risvolge di nuovo ad uno di noi: tutto il Caef lo ringrazia per la dolcezza, l’instancabile energia, la delicatezza nell’avvicinarsi ai bambini. E poi dice a gran voce: “il volontario dell’anno 2018 è Marco Colella”; parte l’applauso, Marco si alza con le lacrime agli occhi e abbraccia Judith. Con la voce roca inizia a parlare: “qui ho riscoperto me stesso, il vero Marco e se questo è stato possibile è solo grazie a voi…” anche in questo momento la sua umiltà rivela un ragazzo semplice, di buon cuore e che vede nella collaborazione la forza della vita. Io lo guardo sorridendo, pensando a quel pranzo all’arsenale della pace e non posso che essere fiera di lui.

Dalle emozioni forti di questa despedida passiamo ad un altro momento importante: la presentazione itinerante dei lavori dei ragazzi del Caef; nella sala video i grandi ci parlano dei loro diritti attraverso un filmato, nel comedor i medi ci fanno viaggiare in Cina, Francia, Russia e Italia tra bandiere, ricette e particolarità di ogni paese per finire poi nel patio e gustare il ballo dei piccoli nani sulle note della ormai ridondante no me acuerdo; una conclusione che ha del miracoloso nel vedere D. stare in mezzo agli altri a ballare e seguire i suoi compagni, all’inizio del mese pareva impossibile, ma si sa che qui al Caef i miracoli avvengono, soprattutto ad agosto.

La serata continua con la cena tutti insieme, le risate e gli scherzi fanno da contorno insieme al purè e subito torniamo alla normalità: tutti seduti per la condivisione. Il tema è: grazie per…. E allora dico grazie per questo luogo, perché mi ha insegnato tanto, perché è capace di dare una forma al dolore. Avere davanti una forma, una sostanza ti permette di poterla superare, così è capitato a me; nel momento più difficile della mia vita; questa casa, le persone che ci vivono mi hanno permesso di dare un nome al mio dolore e poterlo così superare. Per questo sono grata al Caef, perché mi ha fatto nascere una seconda volta e riscoprire l’amore per la vita.

Titti

Commenti

Chicchi

le lacrime scorrono anche senza essere li per il calore di quell’abbraccio..
<3
grazie Titti..
e grazie a tutti voi che avete reso questo mese speciale per loro!

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Elena P.

Fiera di Marco ❤ lo sapevo prima ancora che partisse che si sarebbe speso fino all’ultimo e che l’occhio attento di Judith se ne sarebbe accorto!
Buon ritorno ragazzi. Portateci il profumo del Caef!

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