Dia 25- All’arrembaggio

Mentre sto camminando per la Campiña nel breve tragitto che porta i ragazzi al collegio, un po’ assonnato per la stanchezza che si sta via via accumulando, ma attento a vigilare su ciascuno di loro, vengo raggiunto da D., che mi prende per mano e tutto entusiasta mi sorride, dicendomi: “¡Mañana vamos al Campamento!”. Forse solo in quel momento ho realizzato che il giorno dopo saremmo partiti per tre giorni per la casa di Katilandia. Dopo settimane a pensare, ripensare ed organizzare tutto nei dettagli stava per arrivare il Campamento ed erano palpabili nell’aria la gioia e l’enorme emozione dei bambini e l’ansia e la preoccupazione di noi organizzatori.

Ma andiamo in ordine. Pochi giorni dopo essere arrivati al Caef, nel momento in cui ci viene comunicato quale servizio è stato affidato ad ognuno di noi volontari, Tiziana e Chiara ci parlano del Campamento: tre giorni di spensieratezza e di gioia per i bambini della Casa de Tuty, di Taquila e di Torres, tre giorni in cui la parola d’ordine è “divertirsi”, tre giorni per una vera e propria vacanza, che aspettano e sognano per tutto l’anno. Sostanzialmente la loro unica vacanza e l’unico momento, in cui possono lasciare le proprie case e uscire dal proprio quartiere, che è il loro mondo. Dopo tali premesse aggiungono che quest’anno si sarebbero occupati di organizzare il Campamento e riempire con le loro idee il sogno e le fantasie di questi ragazzi Marcella, Yoshe, Michele ed io sotto la supervisione di Tonino. Così iniziamo a pensare nei ritagli di tempo che riuscivamo a recuperare al tema, alla storia, alle attività e ai giochi. Prendiamo come spunto per il tema di quest’anno la storia del film “Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna” e così disegniamo accuratamente il programma che andava delineandosi per far sì che le enormi aspettative dei bambini non fossero deluse. E tutto ciò sicuramente pesava e si faceva sentire. Nei giorni prima della partenza avevamo i nervi a fior di pelle tale era l’agitazione mischiata alla stanchezza, discutendo per ogni ben che minima scemenza, ma alla fine il giovedì 23 è giunto e l’entusiasmo di D. mi ha riportato al vero significato per cui avevamo impiegato tutte quelle energie e ci eravamo tanto sforzati.

JUEVES 23 AGOSTO

Ci svegliamo tutti con una strana e inaspettata energia per ultimare ciò che ci sarebbe servito per i giorni successivi. Già la sera prima avevamo lavorato fino a tardi per la scenografia, per i costumi, per le scenette, etc… tutti impegnati a lavorare come una grande squadra, tutti disponibili a trasformare le idee che noi organizzatori avevamo abbozzato sulla carta in realtà concrete: un pezzo di cartone è diventato un enorme vascello e con alcuni vestiti e stracci ritrovati nell’almacén siamo riusciti a trasformarci in temibili pirati. All’ora di pranzo tutto era pronto e nascosto per evitare che i bambini si accorgessero delle sorprese e così, dopo aver caricato il tutto sui due pullman, partiamo per la casa-vacanze di Katilandia a un’oretta di pullman dal Caef. Sedutomi, vorrei investire il tempo del viaggio per riposarmi un po’ in vista del tour de force, che ci aspettava, ma A. e D. e i loro indovinelli in spagnolo non mi lasciano spazio e quindi mi rassegno a procrastinare il riposo a fine campo. Siamo circa 95 persone in totale tra bambini, noi volontari ed educatrici.

Tutto è programmato minuto per minuto per gestire queste giornate, ma ovviamente risulta tutto superfluo, visti i continui ritardi che dalla partenza iniziamo ad accumulare, che paiono congeniti alla realtà peruviana in cui stiamo vivendo. Già quando arriviamo a destinazione, quando vedo seduti nel patio della casa tutti i bambini, sorridenti, emozionatissimi, in attesa che tutto incominci e che avvenga la magia, mi rendo conto che quell’ansia da prestazione che mi era salita nei giorni precedenti era del tutto inutile ed eccessiva: per loro era importante che noi fossimo lì con loro e per loro e che avessimo pensato a come farli star bene. Punto. Quindi al diavolo il programma e via alle danze! Partiamo con la prima scenetta, in cui un esilarante Tonino nelle vesti del commodoro James Norrington chiede la mano di Yoshe, che interpreta Elisabeth Swann, la quale scocciata lo rifiuta, prima di essere rapita da un insolito Barbossa, di cui Marcella veste i panni, e dalla sua ciurma. Così il Campamento inizia con la partenza dei due protagonisti, Jack Sparrow (alias Michele) e Will Turner (da me interpretato), per ritrovare ciò cui più tengono al mondo: il primo la Perla Nera, i.e. la nave che ha perduto per l’ammutinamento di Barbossa, e il secondo Elisabeth, di cui è segretamente innamorato. Dopo aver effettuato il “reclutamento” dei bambini e dei volontari nelle quattro ciurme, aver dato loro il nome, aver creato un inno e costruito la bandiera, ciascuna squadra (los Pirazules, los Rojos de los 7 mares, l’Invencible Armada e los Guerreros de Altamar) ha dovuto presentarsi ad una giuria d’eccezione, composta da Judith, Mary, Silvia e Vanessa. Alla fine della giornata tutto era pronto per le attività a punti del giorno seguente. Le prime attività erano andate fortunatamente bene. Dopo aver cenato, momento in cui abbiamo addirittura improvvisato la traduzione di un classico delle preghiere dei campi estivi in Italia (n.d.r. “fame fame, fame sete” è divenuta “hambre hambre, hambre sed”), alla fine della lettura del cuento della buona notte, proprio mentre sembrava che tutto fosse cominciato con il piede giusto, ecco che ci rendiamo conto che dai rubinetti non esce più l’acqua! Altra sorpresa del Campamento… Così con un problema in più da risolvere mandiamo a letto i bambini, stanchi per la prima giornata trascorsa, e ci ritroviamo per fare il check della giornata successiva, ma soprattutto per dare il saluto al secondo dei compagni di viaggio, Marco, mio omonimo di Ancona, che dopo Giorgia è partito per tornare alla base in Italia. Andiamo a dormire, pensando che, seppur ormai solo più in 25, i nostri “due amici in cielo” (così come li ha denominati qualcuno in riferimento al loro viaggio in aereo) rimangono comunque presenti con noi nei nostri cuori fino alla fine della nostra esperienza.

VIERNES 24 AGOSTO

A Katilandia per alcuni di noi la veglia non suona solo alle h.7:00 con gli squilli di tromba dell’ouverture del Guglielmo Tell, che pervadono tutte le stanze della struttura, ma anche alle h.00:30, alle h.1:30, alle h.3:30 per destare dal sonno i piccoli ad orari prestabiliti, portarli al bagno ed evitare che il materasso su cui dormono si colori di un imbarazzante giallo paglierino. Il Campamento è anche questo: provare per qualche giorno a vestire i panni delle educatrici, sopportando fatiche e provando ad avere quell’occhio attento per ogni bambino affidatoci. Così dopo una notte “agitata”, ci svegliamo ancora in attesa dell’arrivo del guardiamo della struttura, che avrebbe dovuto risolvere il problema idraulico, e ci ritroviamo a recuperare perlomeno per il the della colazione l’acqua dalla pompa della fontana nel patio centrale! Dopo i vari lavori inizia la gara a punti tra le squadre con i vari giochi preparati e inevitabilmente e ineluttabilmente come ogni anno il desiderio di vincere pervade ogni giocatore. O meglio pervade soprattutto tra noi volontari, per cui risulta inutile perdersi in sofismi e buonismi e il motto “l’importante è partecipare” qui non regge. E così a noi organizzatori tocca l’arduo onere di cercare in tutti i modi di calmare i bollenti spiriti, provare ad evitare che si creino incomprensioni o ci siano zone grigie che possano dare adito a polemiche nei giochi per far sì che la gara non sia altro che strumento di un sano agonismo che sproni i ragazzi a dare il meglio nelle prove e a divertirsi. Non nego essermi pesato dover affrontare in alcuni momenti di gioco futili discussioni con gli altri miei compagni su una determinata regola mal interpretata o su altro e, sebbene il leitmotiv del Campamento sia stato pressoché di tal genere, ho dovuto anche imparare a gestire tali situazioni e capire che il più delle volte esse fossero frutto anche e soprattutto della stanchezza accumulatasi. Per quanto mi riguarda, la mattina è passata all’insegna del nervosismo ed in quelle ore sembrava quasi che quella semplicità che ho imparato in questo mese a cogliere nello stare presso e insieme ai bambini, focus e motivo per cui eravamo lì, fosse scomparsa per dar spazio alle fredde regole del gioco. Nel pomeriggio le educatrici avevamo pensato ad un momento per noi volontari e per questo motivo noi organizzatori avevamo lasciato un buco nel nostro programma. Così dopo il pranzo tutti ci prendiamo una pausa dalla competizione e in quell’oretta, in cui i bambini avevano la possibilità di giocare liberamente sulle altalene e sugli scivoli, sono riuscito a staccare la spina e ritrovare un momento da passare nella spensieratezza e nella tranquillità. Nel pomeriggio Vanessa, una delle educatrici, è il maestro di cerimonia dei giochi per noi volontari: ci dividiamo in due equipos, i Chicharrones e i Bartolito, per affrontare prove all’ultimo sangue, dal cercare di lanciare un bicchiere e di farlo cadere in piedi fino a mangiare il più velocemente possibile un biscotto, che solo dopo ingerito ha rivelato il suo delicatissimo ripieno al dentifricio, all’aglio e al peperoncino! Sfortunatamente nel mezzo della competizione, mentre ogni squadra si trovava in fila e doveva cercare di rubare lo scalpo della squadra avversaria, abbiamo dovuto soccorrere un caduto: Eleonora improvvisamente è caduta per terra dolorante per uno strappo muscolare alla coscia e così abbiamo dovuto interrompere i giochi. L’ennesima sciagura che si abbatte sul nostro gruppo! Accompagnata la povera Ele in camera, il momento in cui siamo stati noi volontari soggetti alle trame di Vanessa si è poi concluso con una mega gavettonata catartica tutti-contro-tutti.

L’ultima sera del Campamento abbiamo deciso di accendere un falò e, accompagnati i bambini nel prato fuori dalla struttura, abbiamo iniziato il momento della “focada”: tra i canti con la chitarra di Gabriele e Tonino abbiamo letto le lettere e i messaggi, che i bambini durante la mattina hanno scritto, e così li abbiamo accompagnati a dormire. Un momento che tutti ci portiamo nel cuore per lo sguardo stregato dei ragazzi nel guardare il fuoco e lo stupore per la luna piena che ci osservava dall’alto.

SABADO 25 AGOSTO

Alle h.6:30 due losche figure si aggirano per la casa: siamo Michele ed io che andiamo a nascondere i biglietti e il tesoro per l’ultimo gioco, che decreterà il vincitore del Campamento, i.e. la Busqueda del Tesoro. Così iniziamo l’ultima giornata preparando il tutto: le mappe, gli indovinelli, le prove da superare… E così torniamo un po’ bambini anche noi nel pensare come loro dove mettere i vari indizi. Dopo il primo gioco iniziale, il matagente, alias palla avvelenata, parte la Caccia al tesoro. Le squadre corrono per tutta la struttura, in lungo e in largo, pur di riuscire a trovare il baule, che sapientemente Marco prima di partire ha costruito ad arte. Purtroppo qualche incomprensione tra noi organizzatori provoca alcuni fraintendimenti e il tutto non corre liscio come dovrebbe, ma alla fine il tesoro viene trovato, sotterrato sotto la cenere del falò della sera precedente, e così abbiamo i vincitori del Campamento 2018: los Guerreros de Altamar! Dopo l’ultimo pranzo a Katilandia, inizia la cerimonia di premiazione con la mitica piñata, piena di dolciumi e caramelle, che inondano i vincitori, dopo aver colpito il contenitore colorato con pochi colpi di bastone. E così finisce il Campamento: dopo settimane dedicate a prepararlo, è passato in un batter d’occhio.

Arriviamo al Caef stravolti, sicuramente un po’ dispiaciuti per la fine di questi tre giorni di serenità sui volti dei bambini, ma felici di tornare in un luogo, che ormai con molta semplicità chiamo casa.

DOMINGO 26 AGOSTO

Bambini che corrono, bacinelle per lavare i panni sbattute per terra, acqua scrosciante: questi sono i suoni, che hanno accompagnato il nostro dormiveglia durante la mattina di domenica. Per la prima volta una mattina tranquilla senza dovesi svegliare presto né per la preghiera del mattino né per partire per qualche località peruviana. Anche se i bambini hanno iniziato con maggior chiasso a rumoreggiare negli ambienti del Caef e alla fine del mese non sono più abituato a dormire fino a tardi, sono riuscito a riposare addirittura fino alle h.10:00. Una domenica tranquilla, dopo le tempestose e piene giornate precedenti. Una domenica con sveglia tardi, dedicata al riposo, prima di iniziare l’ultima e più difficile settimana del campo. Un gruppo ha deciso di riposarsi sulla spiaggia di Huanchaco, mentre alcuni di noi hanno scelto di andare a scoprire meglio il luogo in cui abbiamo vissuto per tre settimane, la Campiña de Moche. Siamo così andati a visitare las Huacas del Sol y de la Luna, l’imponente centro politico-religioso della civiltà moche, per poi pranzare tutti insieme in un allegro ristorante di cucina tipica criolla. Tornando poi verso il Caef abbiamo scelto di concederci anche altro cibo peruviano: una “papa rellena” (una crocchetta di patate fritta, ripiena di carne, uova e verdure) e dei “picarones” (ciambelline fritte, irrorate con dello sciroppo d’acero).

In questo clima di riposo e di rilassamento percepivamo però tutti in cuor nostro che davvero sta arrivando il momento di trovare la forza per salutare questo posto e tornare alle nostre vite in Italia. E forse questa giornata ci ha un po’ ricaricato prima di entrare a vivere gli ultimi giorni che verranno, che dedicheremo a far le valigie e a stare con i bambini, cui ormai siamo affezionati e che facciamo fatica a pensare di dover ormai salutare. Ma cerchiamo di temporeggiare e rimandare questi pensieri alle prossime giornate. Mentre finalmente termino il blog (lunghissimo!) di queste quattro giornate, Michele, nostro cuoco al posto di Janet per una sera, ci chiama per avvertirci del fatto che gli spaghetti aglio, olio e peperoncino sono pronti in tavola.

Così nel lasciare il computer, saluto con affetto mia madre Carmen e mia zia Cristiana, che spero di abbracciare presto, e ringrazio ciascuno di voi, che avete avuto la pazienza di arrivare fino a queste ultime righe per sapere dopo alcuni giorni di silenzio cosa è accaduto in questo piccolo angolo del mondo e che con solerzia e fedeltà seguite i nostri “flussi di coscienza”.

Marco, 21 anni, Torino.

Per darvi un assaggio della performance dei nostri pirati!

Commenti

Elena P.

Caro Marco, era dal primo giorno di campo che aspettavo il tuo blog! Eccoti finalmente!
Super complimenti per esserti guadagnato il ruolo di organizzatore del Campamento: è una sfacchinata e una grande responsabilità, bravissimo!!
Sono davvero contenta che il Caef sia diventato casa anche per te…
Io ti abbraccio forte e non vedo l’ora di ascoltare i tuoi racconti dal vivo a Torino!

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