Dia 21- “In questo angolo di mondo”

Giornata piena, intensa, viva. Potrebbe essere altrimenti qui?

La mattinata, con i suoi tempi già scanditi minuziosamente dalla sera prima, per non sprecare neanche un minuto prezioso, inizia con la divisione in gruppi e l’organizzazione delle attività del pomeriggio al Caef, Torres e Taquila.

Il lavoro del mio equipo con i chicos mas grandes del Caef prosegue. Abbiamo parlato di diritti, uguaglianza, salute, libertà di espressione, tramutando in giochi ed attività dei temi che hanno un estremo valore nella vita di ognuno e che, nel loro caso, non sono così scontati. I ragazzi stessi mi aiutano con le spiegazioni in spagnolo, partecipano attivamente fra un richiamo ed un altro e sono felice di poter osservare che si raccontano conferendomi una fiducia che vedo cresciuta sia rispetto all’anno scorso che dall’inizio del Campo. Subito dopo segue la riunione per il “campamento”. Si avvicinano i tre giorni tanto desiderati dai nostri ninos. Nel primo pomeriggio di giovedì partiremo per la casa di Kathilandia che ci ospiterà per correre, giocare e condividere 72 ore di pura spensieratezza. La fatica dell’organizzazione dei giochi, dei gruppi di servizio e di tutto ciò che può rendere per i bambini questa esperienza indimenticabile, lascia spazio alla gioia della condivisione totale che nel campamento arriva alla sua massima manifestazione. Si dorme con i bambini, si mangia con loro, vengono aiutati a lavarsi e a prepararsi per la giornata…si è responsabili di questi cuccioli d’uomo h24. Già è tarda mattinata e ancora dobbiamo preparare il balletto per esibirci più tardi davanti ai bambini, a Judith e le educatrici del Caef. I giorni sono passati velocemente e trovarci tutti e 27 nel patio a provare è stato praticamente impossibile. Cerchiamo di fare quello che possiamo e prima di pranzo ci esibiamo sulle note di una canzone della tradizione peruviana e di “No me acuerdo”, quella che ormai sembra essere diventata la colonna sonora del campo di quest’anno. I bambini ci guardano divertiti tutti in fila a gambe incrociate seduti in terra davanti a noi e, nonostante le imperfezioni di una coreografia ambiziosa, il nostro spettacolino riesce alla perfezione. Difficile dire se ci siamo divertiti di più noi volontari a ballare tutti insieme o i nostri piccoli spettatori ad osservarci e a prendersi gioco dei più sgraziati ( Mi scuso in anticipo per la qualità delle foto, ma tutti coloro che ci stavano a guardare hanno giustamente pensato bene di immortalare con un video i nostri movimenti “aggraziati”)

L’almuerzo (il pranzo) inizia con il discorso di Judith per salutare Giorgia, in partenza per tornare in Italia. Mi emoziona sempre sentire le sue parole nei nostri confronti e soprattutto ascoltarla dirle che ovunque sarà, qualsiasi cosa starà facendo nella sua vita, in questo angolo di mondo troverà sempre un posto che potrà chiamare casa. Come se non bastasse, altra dose di commozione arriva nel momento in cui le regala una borsa, la prima creata dal Caef dopo il lavoro svolto da una parte dei volontari dell’anno scorso, iniziato con l’acquisto di una macchina da cucire e terminato con la dimostrazione pratica della creazione di una borsa da parte di una volontaria dello scorso anno.

Vedere come un segno tangibile della nostra presenza qui rimane, a prescindere dal tempo che passa, è l’ennesima prova che questo posto non fa parte della nostra vita solo per un mese. Come ha specificato Giorgia commossa “non è un giorno triste, anche se sto andando via, ma un giorno felice perché vi ho conosciuto e quindi staremo insieme a partire da qui”. Oltre a salutare la mia hermana peruana per eccellenza, simbolo del forte valore che qui i rapporti acquisiscono, delle amicizie che solo questa forte esperienza può darti, questo saluto è anche il primo vero momento che mi riporta a casa. Il ritorno si avvicina e nella straordinaria frenesia di queste settimane non mi ero mai fermata a pensare al tempo che passa e che qui sembra avere un’altra velocità. L’imminente ritorno alla vita quotidiana fa riflettere un po’ tutti e confrontandoci l’un l’altro emergono le prime paure di essere catapultati, in “sole” 12 ore di aereo, da questa strana e speciale dimensione alla nostra rispettiva quotidianità.

Nel pomeriggio, a conferma del fatto che qui la parola “imprevisto” è all’ordine del giorno, il momento dei compiti è stato interrotto e le attività sono state sostituite dalla visita del Club de Leones, un gruppo di volontari di Truijillo che fanno volontariato negli Albergues e hanno portato delle donazioni e la merenda pomeridiana. Oltre all’importanza che le relazioni come questa costituiscono per il Caef, è stato un ulteriore momento  da sfruttare per stare tutti insieme e condividere i giochi e i canti improvvisati da Vanessa, che ormai ci sono entrati in testa e che ripetiamo in automatico anche camminando per il corridoio o andando al bagno.

La serata si conclude vedendo il film che insceneremo nello spettacolo di apertura del campamento e che rappresenterà il tema di quei tre giorni (lascio l’onore a chi lo racconterà di svelarlo!), in modo da poterci immedesimare nei personaggi e capire come combinare i pochi vestiti di scena che abbiamo a disposizione per tirarne fuori un adatto reparto costumi. Come sempre mi addormento prima della fine, senza neanche il tempo di fermarmi a pensare a qualcosa che non sia il “mio Perù”.

Ludovica, 26 anni, Roma.

Commenti

Giulia

Commossa anche questa volta!!!!!
Non ci posso credere, La borsa è bellissima !!!!
Auguro a tutti un bellissimo campamento!!!! Un bacio a tutti !!!!

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Ciuse

Carissima Ludovica, dalle tue parole si percepisce che quest’anno, forse ancor più dell’anno scorso, il Perù ti è entrato veramente nel cuore. Grazie per esserti presa cura dei chicos mas grandes. Ti auguro di tornare alla quotidianità con ancora più passione e amore, sentimenti che tu sai infondere con molta cura e attenzione su ogni cosa. Un abbraccio.

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