Dia 17- Un giorno all’Isola che non c’è

Vi ricordate l’eccitazione di quando, da piccoli, avevate in programma di trascorrere un’intera giornata al parco giochi? Ecco, la mia giornata al Caef è iniziata immaginandomi i giochi, gli scherzi, l’euforia di attimi indimenticabili che da lì a qualche ora avrebbero riempito la mia mattinata andandosi a imprimere indelebilmente tra i miei ricordi.

La laguna di Conache è tutto tranne che un classico, colorato e funzionale parco giochi, come quelli che ho conosciuto in Italia, eppure è riuscito a superare di gran lunga le mie aspettative regalandomi una giornata all’insegna della felicità e della spensieratezza. E’ iniziato tutto con una semplicissima colazione, una come tante altre qui al Caef con i bambini tutti radunati nel comedor a mangiare in fretta e furia per rischiare di non perdere il pullman che ci avrebbe portato a questa laguna in mezzo al deserto.

Già sul pullman si respirava un’aria di gioia e, come ogni gita che si rispetti, sono iniziati i canti stonati di uno strano ma ben assortito gruppo di volontari miste a quelli di 24 bambini eccitatissimi e scalmanati. Durante il viaggio, osservavo i miei ninos, con i quali lavoro quotidianamente al Caef, cantare e ridere con i compagnetti e pensavo a quanto fosse importante quella giornata per loro, quelle poche ore in uno strambo parco giochi che per loro era davvero tutto tranne che strambo. Speravo di riuscire a passare un po’ di tempo anche con le ragazze più grandi che, questo secondo anno, ho meno occasione di vedere ma che sento inequivocabilmente vicine anche se lontane.

Ed ecco che il pullman si ferma e, come ogni truppa che si rispetti, scendiamo ordinati accelerando poi il passo per entrare e lasciare spazio al divertimento. La Tirolesa, il Sandboard, el Barquito sul lago e salti sul tappeto elastico, ecco tutto quel che offre Conache e guardandomi intorno ripensavo a tutti i racconti dei bambini che mi raccontavano le avventure trascorse in questo straordinario posto, somigliante per me alla mia Isola che non c’è.

Ci dividiamo in gruppi e come speravo, finisco con A., D., M. e J., le “mie” ragazze grandi della casa che iniziano a elencarmi tutti i giochi che vogliono provare…ovviamente il prima possibile! Si parte dalla “Tirolesa”, una carrucola che collega due alberi ai lati del lago calmo e grigio che si estende davanti a noi. Il gioco consiste nel farsi legare a questa corda, chiudere gli occhi e lasciarsi andare all’avventura sperando che la corda che ti sorregge non decida d’un tratto di cedere per lasciarti cadere in acqua. Urla, risate, un po’ di paura (forse anche più di un po’) e sguardi complici ci hanno accompagnato durante le foto di rito pre-partenza, la discesa a folle velocità (almeno così sembrava) e l’arrivo dopo il quale si poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. In quegli attimi mi sono sentita tra amiche con le risate impaurite e nervose di A. e l’impazienza di M. che mi guardavano con occhi sorridenti prima di salire sull’albero con una scala pericolante. Anche se il mio ruolo qui non è certo quello di essere loro amica, oggi mi sono concessa una giornata all’insegna della spensieratezza e questo è stato il primo momento per cui ne è valsa davvero la pena.

Si passa poi alle discese di sabbia sopra una tavola da surf improvvisata con allacci inesistenti e cera di dubbia provenienza. La salita per arrivare alla cima della montagna ci ha davvero tolto le energie e tra le risate di M. e D. che si fermavano per riprendere fiato e sfidavano noi “Profe” a raggiungerle, abbiamo iniziato la discesa surfando o meglio rotolando allegramente dopo aver perduto la tavola chissà dove. Anche questo fa parte del gioco e non ci scoraggiamo ma continuiamo a vivere momenti in totale armonia tutte sudate ma divertite dalla situazione.

Non facciamo in tempo a tornare per pranzo che subito iniziano i canti in cerchio e poi i giochi con tutti i volontari e bambini organizzati da Vanessa, un’educatrice del Caef, una di quelle davvero brave che riesce sempre a ricreare quello spirito di unione e condivisione che solo in una vera famiglia si riesce a percepire. Sono stata coinvolta in un gioco con i bambini più piccoli e contenta più che mai mi sono unita al gruppetto di nanetti così indifesi ma felici che stava animando il prato davanti al lago. Al Caef non ho molte occasioni di stare con loro se non durante i pasti e nei brevi momenti di pausa prima delle attività, quindi ero così contenta di strapazzarli un po’ e tornare bambina giocando insieme a loro. Ed ecco uno dei miei momenti preferiti che riguardano il secondo bambino più piccolo della casa: D., sempre scalmanato e solitario tanto che farsi abbracciare e toccare per lui è davvero impossibile. All’inizio titubante si è poi lasciato coinvolgere dal gioco che consisteva nel lasciarsi trasportare da una parte ad un’altra del prato da noi volontari nel più breve tempo possibile. Il suo sguardo stupito e le risate finali mi hanno alleggerito ancor di più una giornata già di per sé tanto “leggera”.

Il silenzio sul pullman di ritorno a casa con volontari e bambini mezzi addormentati, ha rappresentato la degna conclusione di una giornata perfetta in questa piccola landa desolata alla periferia di Trujillo. Come nei miei sogni più segreti sono scappata con Peter Pan su un’isola lontana e sono tornata ad essere una bambina circondata da bambini che non desiderano nient’altro che ritrovare la serenità di un’infanzia finita troppo presto.

Conache da oggi in poi per me rappresenterà questo, la mia seconda stella a destra da raggiungere con A., D., M., J., D., M., K., A., L., A., T., Y., J., Y., L., J., L, R., J., A., A., I., L., A.

Giorgia, 27 anni, Roma-Milano.

Commenti

GINA

Bravi e grazie Giorgia per la bela condivisione. Un abbraccio a tutta la tua bella famiglia peruviana. Gina

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