Dia 14- Una mano tesa

La seconda sveglia di Marco mi ricorda che mancano appena 5 minuti al momento della condivisione mattutina; oggi devo cercare di arrivare assolutamente puntuale perché alcuni dei nostri devono accompagnare i bambini a scuola. Dopo aver preso coraggio mi fiondo giù da letto e, ancora semicosciente, mi precipito in pigiama verso la cappella tra lo stupore dei miei compagni abituati a vedermi entrare sempre per ultimo.

Dopo la colazione mi riunisco con il mio gruppo di lavoro per preparare le attività pomeridiane: mi stupisco ogni giorno di quanto siano in gamba e pieni di idee brillanti…menomale che ci sono loro! In poco tempo abbiamo tutto pronto per il pomeriggio così decido di aggirarmi per il Caef per vedere se gli altri hanno finito, ma li trovo ancora indaffarati. Metto quindi mano alla chitarra per imparare le canzoni da suonare alla prossima messa con i bambini, uno dei miei nuovi momenti preferiti, il che è tutto dire per uno “scomunicato” come me!

Il tempo sembra non passare veloce come quando sei circondato da orde di marmocchi ma a questo rimedia Yoshe che ci insegna la sua coreografia per il ballo finale al ritmo di “no me acuerdo”.

Finalmente tornano i nostri angioletti e io vengo travolto dall’abbraccio di L., un piccolo uragano di 14 anni che, dopo avermi stretto forte, mi chiede come stesse la mia mano, dolorante per una botta di qualche giorno prima. Le tendo la mano sinistra per rassicurarla ma lei prontamente mi chiede di mostrarle la destra, quella sofferente, me la regge tra le sue e noto che il suo sguardo si incupisce quasi fosse lei a provare quel dolore.

Mangiamo in fretta e ci rechiamo a bordo dei mitici mototaxi a Torres dove J. e E. ci accompagnano a cercare gli altri bambini, ma tra le sculture di pasta di sale e salti con la corda arriva già il tempo di rientrare.

Titti, Alessandro e Chiara rientrano a casa dopo essere stati parte della giornata con Judith, Maria Josè e Osver. Ci raccontano del momento in cui gli hanno dato il loro regalo di laurea e dell’emozione e l’orgoglio di questo evento. Osver, laureato in ingegneria a maggio, è l’esempio più evidente di come il Caef ti possa dare di nuovo speranza.

Gabriele, 30 anni, Napoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *