DIA 22 DOMENICA. ULTIMO GIORNO. FINE DEI GIOCHI.

Non so se sono la persona più adatta per raccontare l’ultima giornata del campo, specialmente adesso che scrivo a mente fredda dall’hostal Lia di Lima ed è mezzanotte e venti… vedrò di fare del mio meglio.

I progetti per la domenica cominciano per tutti allo stesso modo: “ci si sveglia con calma!” Fatto sta che alle 7.15 siamo già in piedi dopo solo cinque ore di sonno… sarebbe stata una buona idea ricordarsi di levare le sveglie ai cellulari. E vabbè, va bene così… abbiamo una lunga giornata davanti. Dopo la colazione ci si divide: qualcuno va a vedere la waka e poi a huanchaco, altri vanno a mangiare in centro; io, Titti, Margherita e Umberto andiamo in una bettola in Campina: galline tra i tavoli, vista secchia e musica peruviana… ultima full-immersion in questo paese prima della partenza.

Ore 17:00: messa! Il buon Renato si improvvisa ispanico e celebra la funzione utilizzando uno spagnolo degno di un Alberto Sordi in un “Italiano in Perù”. Difficoltà linguistiche a parte è stato un bellissimo momento che ha riunito nell’eucarestia volontari educatori e bambini.

Dopo la messa arriva il momento della despedida. Per i non addetti ai lavori: il momento in cui la Profesora Directora Judith saluta i volontari e assegna il premio di “volontario dell’anno”.

Il discorso di Judith è commovente e ci fa riflettere su tutto il nostro trascorso al CAEF. Dopo la directora ci chiama uno per uno da lei ringraziandoci e commentando il nostro lavoro come singoli e come gruppo. Claudia viene incoronata “volontario dell’anno” e sotto scroscianti applausi riceve il premio entrando nell’elitaria dinastia dei migliori volontari del CAEF.

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Si cena tutti insieme e come se fosse un giorno qualsiasi si va a letto… ma non è un giorno qualsiasi: è l’ultima sera. Tanti pensieri per la testa.

Personalmente sono molto sereno… non mi va di tornare a Roma ma è questo il bello: proprio grazie al desiderio di voler rimanere ancora e ancora a lavorare, a sudare, a giocare e a sporcarsi mi rendo conto di cosa sia stato questo campo per me e cosa abbia voluto dire per la mia vita e la mia formazione personale.

Non ha senso essere tristi per il ritorno: volente o nolente la mia vita non è qui, la mia vita è in Italia… l’importante è dare ancora più senso a questa esperienza impegnandosi sia nel lavorare per sostenere il CAEF sia nel rimuovere qualsiasi ostacolo che possa impedirci di partire l’anno prossimo.

Ho sonno ma Federico ha deciso di non dormire per addormentarsi in aereo e sconfiggere il temibile Jet Leg e io ho deciso di fidarmi di lui e appoggiarlo nella sua folle crociata… faremo un gioco per tenerci svegli.

Domani si torna a Roma.

Hasta l’uevo!

Jacopo

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