DIA 16

Eccoci qui, in diretta come al solito in ritardo dal salottino del CAEF per aggiornarvi sulle nostre mirabolanti peripezie domenicali! Ebbene si… la Domenica è arrivata ma non si dorme più di tanto: ore 8:00 sveglia per spararci immediatamente la messa domenicale celebrata dal buon Renato.

Postmessa il gruppo si separa: la maggior parte decide per la cultura pseaudo-andina e punta il timone verso Otuzco, gli altri optano per lo sfrenato ozio domenicale e fanno rotta verso Huanchaco.

Ipocriti Bohemiene Andini: Claudia, Renato, Margherita, Chiara, Federico, Francesco, Annalisa, Mariangela, Mariella, Nino, Laura.

Prevedibili Turisti Capitalisti: Jacopo, Kikki, Martina, Tiziana, Umberto, Silvia, Becky.

Procediamo con il resoconto delle giornate:

OTUZCO – Claudia

Finalmente si esce, finalmente pensiamo a noi… con due taxi (solo in Perù ci si sposta in 11 con due macchine) arriviamo alla partenza dei bus per Otuzco e subito veniamo assaliti da mille persone che si offrono di portarci a destinazione con qualsiasi mezzo a motore, alla fine per darci un colpo di vita e classe optiamo per un combi super lusso tirato a nuovo tutto per noi e per due arbitri di calcio peruviani logorroici che sono riusciti a parlare ininterrottamente per tutto il viaggio.

Dopo un’ora e mezza di guida del nostro folle autista, passando per campi infiniti di mais altissimo e lungo una strada tutta curve e tornanti arrampicata su per le montagne arriviamo in questo gioellino arroccato in cima a un monte e incastonato tra prati verdi e montagne!!

Sarà banale, sarà superficiale ma finalmente un posto bello, eccolo qua il Perù che ti aspetti, quello che ci eravamo immaginati prima di partire dall’Italia, ecco dove erano finite le donne peruviane con le loro gonnellone colorate e i bambini legati sulla schiena con gli scialli, ecco tutti con il tipico sombrero di paglia intrecciato a mano, ecco dove erano finiti i paesini tutti in salita con gli asinelli per le strade con le loro selle di paglia e stoffa e finalmente ecco i lama per la strada e nella piazza centrale, con quelle strane palline colorate che partono dalle orecchie e quello sguardo serafico interrogatorio che guardano storto i turisti (noi) e ti aspetti uno sputo da un momento all’altro!

Immagine

Prima tappa Plaza des Armas e Cattedrale con la Vergine della Porta e ti trovi di fronte a questo paese e a questo misto tra fede e superstizione, sacro e profano, ceri fluo con ologrammi di Gesù e sulla panca sotto alla statua della Vergine la gente si butta a pregare sotto al mantello – il Suo- con un’intensità e misticismo che lasciano perplessi ma che impressiona.

Ok! Ora che l’esigenza cultura è stata soddisfatta e visto che della famosa necropoli di Otuzco di cui parlano tutte le guide nessuno per la strada sa dove sia né che esista, ci buttiamo anima e corpo sul mercatino domenicale tra gomitoli infiniti di lana di tutti i colori, borse e cesti di paglia, frutta e mate di coca per somma gioia di Federico, Renato e Nino che ci guardano con gli occhioni tra un misto di disperazione e rassegnazione…

Immagine

E ora….se magna! Dopo un’infinita stradina in salita che si arrampica su su su sul punto più alto del paese, tra cacche di mulo e il fiato corto tra la pendenza del 90% e l’aria rarefatta arriviamo finalmente e ormai con poche speranze sul “belvedere” di Otuzco e…anche se nessuno ci avrebbe giurato (tranne Laura e il suo inesauribile entusiasmo) la vista è meravigliosa e siamo ripagati da tutta la fatica! Mangiamo in un ristorante con la pianta più assurda che potessero progettare, cicche e ciaccole sulla torretta in cima -che ti aspetti che Raperonzolo arrivi da un momento all’altro- birre ordinate e mai arrivate e….  cui: il piatto tipico che non avevamo ancora mangiato! L’aspetto non è dei migliori, questo cadaverino sul piatto con tanto di zampetta e unghie… e il sapore… neanche quello niente di che ma non importa perché c’è il sole, perché siamo in compagnia e si ride, perché siamo in Perù e allora sei contento e il cui non sarà buonissimo ma la giornata è meravigliosa!

HUANCHACO – Jacopo

Eddaje! Siamo rimasti in sette al CAEF, i bambini neanche rompono troppo le scatole: nell’aria c’è uno strano silenzio a cui non siamo abituati. Tiziana ci sollecita per uscire ma Becky non è d’accordo… non si può uscire senza smalto. Se lo mette e poi lo mette pure a Kikki tanto per perdere un po’ di tempo in più… ma che importa, è Domenica!

Partiamo benissimo: riusciamo a prendere il combi per l’ovalo prima di arrivare sulla Panamericana e aspettiamo il bus per Huanchaco nemmeno cinque minuti. Situazioni surreali per chi ormai è abituato alle performance peruviane. Arrivati a Huanchaco ci facciamo un pigro giro per le bancarelle che ci lasciano un pochino insoddisfatti ma sappiamo come consolarci: mentre io e Umberto ci procuriamo due sigaroni Peruviani le ragazze si comprano una birra e si lasciano abbordare da quattro super-sexy surfisti abbronzatissimi e tatuati.

E’ ora di pranzo: mi dispiace signore dobbiamo andare! Le ragazze sono un po’ restie ad abbandonare tali adoni Peruviani ma la fame ha la meglio e si torna a mangiare al ristorante sulla spiaggia del Dia 9. Abbiamo deciso di dargli un’altra possibilità e questa volta non ci deludono: fritture miste, cevice e paella ma la vera chicca sono i bicchieroni di pisco souer da sorseggiare durante il pasto.

Immagine

Ci alziamo da tavola e ci rendiamo conto che i nostri stomaci di ferro non sono più abituati a ingerire sostanze alcoliche. La testa gira un tantino e la risata è fin troppo facile… stiamo bene.

Satolli ed ebri ci svacchiamo sulla spiaggia sotto il sole bollente lasciandoci abbrustolire dal sole. Io e Umbe ci fumiamo pure un sigaro per completare al meglio la serie di vizi della giornata! Quando il caldo diventa insopportabile ci lanciamo nelle acque gelide del pacifico provando a nuotare inutilmente contro la corrente. Che bello l’oceano!
Immagine
Dopo il bagno quel pettegolo di Umberto (per i miei amici: ho trovato qualcuno più pettegolo di me) decide di tracciare il profilo psicologico di tutti quanti i volontari del campo di quest’anno paragonandoli ad un alimento: viene fuori che io sono un camembert, Titti è un tenerone rovagnati, Kikki è un pasticcino, silvia un’ostrica, Martina un serpente e Becky, anche se non è un alimento, una complessata!

Continuiamo con deliri vari fino alle 17.30, inframezzando le chiacchiere con gavettoni di sabbia e tuffi. Assistiamo anche ad uno spettacolare siparietto danzante di due peruviane che sarebbe stato anche meglio se fossero state quantomeno somiglianti a due donne.

E’ vero, non siamo qui per divertirci (anche se in verità io mi diverto ogni giorno), ma una giornata di stacco ogni tanto ci vuole per poi riattaccare a lavorare ancora meglio il giorno dopo.

Vi chiederete perché abbiamo scelto Huanchaco e non Otuzco! E’ semplice, a Otuzco ci siamo già stati, e una volta basta e avanza se ci aggiungi le quattro ore di bus e lo stress di doversi muovere in cinquantamila… a Huanchaco se magna se beve e ce se rilassa… a Otuzco se rosica!

RIENTRO AL CAEF

I due gruppi si rincontrano al Caef pienamente soddisfatti delle giornate. Durante la condivisione è faida tra quale sia stata la giornata migliore. Vado a letto lasciando a voli la scelta… fateci sapere quale delle due avreste preferito!

Un besitos grande grande grande!

PiciPici

Claudia y Jacopo

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *